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TORINO E IL MITO DEL GRAAL
Il mito arcaico del Graal
Il mito del Graal ci è pervenuto dalle epoche più antiche che l'uomo possa immaginare.
Questo mito sembra fondersi con la stessa storia della specie umana. Esso rappresenta un elemento che è sempre presente, in maniera ricorrente, nelle vicende e nell'evoluzione dell'umanità.
Il mito si riferisce ad un importante evento che ha segnato le origini dell'uomo.
 I cavalieri della Tavola Rotonda riuniti intorno al Graal
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L'interpretazione del suo acronimo, Gnosis Recepita Ab Antiqua Luce, rivela l'importanza e la caratteristica arcaica che è stata in grado di suggestionare generazioni di ricercatori dell'invisibile.
Il mito è stato elaborato in diversi tempi storici. Le ultime versioni si riferiscono a quelle druidiche e medievali, queste ultime riprendevano a loro volta in buona parte quelle druidiche.
Il mito narra in termini di allegoria antropomorfa la vicenda di una creatura semidivina che in tempi molto antichi precipitò dal cielo finendo per cadere sulla Terra.
Nella caduta, lo smeraldo che adornava la sua fronte si staccò precipitando al suolo. Altre creature semidivine lo raccolsero modellandolo in forma di coppa e lo consegnarono ad Adamo nell'Eden al fine che lo custodisse e se ne avvantaggiasse.
Quando Adamo dovette abbandonare l'Eden, portò la coppa con sè. Attraverso la sua discendenza, la coppa del Graal giunse nelle mani di Osiride, dio tutelare dell'Egitto.
Quando Osiride fu ucciso a sua volta per mano di Set e il suo corpo venne da questi smembrato e disperso per tutta la terra, la coppa andò perduta. Così gli uomini persero la loro preziosa fonte di conoscenza.
Molti secoli più tardi, nella città di Camelot in Armorica, re Artù aiutato dal druido Merlino, radunò dodici cavalieri, riunendoli in cerchio attorno alla nota Tavola Rotonda, con lo scopo di ritrovare la preziosa coppa del Graal. Riportata la coppa a Camelot, re Artù cercò di utilizzarla per ricostruire un nuovo Eden, ma non tutti i cavalieri erano capaci di sostenere la conoscenza che essa conteneva, tanto che il Graal appariva e scompariva al centro della Tavola Rotonda.
La ricerca moderna del Graal ha coinvolto organizzazioni iniziatiche di ogni genere, dalla Massoneria ai Templari, dai gruppi di preghiera cristiani ai gruppi esoterici più disparati.
La leggenda di Fetonte e il mito del Graal
C'e' una antica leggenda greca, quella di Fetonte, che riprende il tema del mito del Graal e che
 La caduta di Fetonte dal carro solare in una incisione dell'800
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trova riferimento nelle leggende e nelle tradizioni della terra del Piemonte.
Nelle Metamorfosi di Ovidio, poeta latino di Sulmona vissuto intorno al 30 a.C., il testo parla del mito di Fetonte, il figlio del dio sole, che salì sul carro del padre per provare a guidarlo pur essendone incapace, e finì per perdere il controllo del mezzo celeste. Così si avvicinò troppo alla Terra che cominciò ad incendiarsi.
Zeus, il sommo dio dell'Olimpo, visto che cosa stava accadendo, per salvare la Terra dalla distruzione provocata dal calore emanato dal carro solare, lanciò un fulmine sul figlio e Fetonte fu sbalzato dal carro celeste cadendo sulla Terra e precipitando nel fiume Eridano, l'antico nome del Po.
La tradizione druidica vuole che Fetonte sia caduto in un luogo che si trovava all'incontro di due fiumi, dove oggi si uniscono la Dora e il Po. Una zona che viene identificata nell'area che comprende la Valle di Susa e l'attuale città di Torino.
Proprio nella Valle di Susa, millenni più tardi, venne poi costruita dall'antico druidismo la misteriosa città megalitica di Rama. Una città ciclopica che si estendeva con le sue possenti mura per quasi trenta chilometri e abbracciava con i suoi porticati l'intera larghezza della valle.
Viene facile fare un parallelismo tra la leggenda di Fetonte e il mito medievale del Graal. La somiglianza con il mito medievale del Graal è più che mai evidente nel mito di Fetonte, poichè si possono rilevare gli stessi elementi narrativi in entrambe le leggende.
L'interpretazione del mito di Fetonte secondo Platone
Secondo Platone, il filosofo ateniese del 400 a.C., la leggenda di Fetonde non è solo una leggenda fine a se stessa, ma nasconde nella sua narrazione precisi significati storici che rivelano a loro volta le inaspettate conoscenze degli antichi ricercatori del mondo ellenico.
Platone, nella sua opera "I Dialoghi", e precisamente nel libro del Timeo, asserisce che non si deve dar peso alla narrazione fantasiosa della leggenda, ma occorre valutare che essa riporta la cronaca
 Le tracce di un antico impatto meteorico nell'area della citta' di Torino rilevabile a mezzo dei satelliti
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della caduta, in tempi antichi, di un vero e proprio oggetto celeste che stava viaggiando intorno alla Terra.
Affermazione che trovava riscontro nelle antiche cronache del druidismo che all'epoca si manifestava in Piemonte. Dai racconti antichi della tradizione druidica sembra che l'oggetto caduto fosse in gran parte costituito d'oro.
Secondo queste cronache, dopo la sua caduta, parte dell'oggetto venne fuso per realizzare un grande disco solare.
Era una ruota forata, pesantissima e di molti metri di diametro, con la forma del simbolo arcaico conosciuto dagli antichi druidi. Un cerchio sacro, eguale alla "medecine-wheel" portata al collo dai Nativi americani, che veniva utilizzato dai celti per il loro simbolismo rituale e nei loro culti.
Sempre secondo queste antiche cronache, da questo evento iniziò ad operare una scuola iniziatica druidica basata sul culto del fuoco e della metallurgia. Nei secoli seguenti, la zona valligiana del Piemonte divenne un centro spirituale molto importante che fu meta di pellegrinaggi di genti provenienti da molti paesi lontani.
 L'antico cratere meteorico della Reservoir Manicouagan del Quebec in Canada del diametro di 100 kilometri.
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Alcuni autori riportano che, molti secoli più tardi, giunse in visita addirittura un principe egizio. Racconto riportato anche in un testo del 1679, "Historia dell'Augusta Città di Torino", ad opera del conte e cavaliere Emanuele Thesauro, dedicato al Reggente del Ducato sabaudo. In quest'opera, al principe egizio venne dato il nome di Fetonte Eridano, poichè sarebbe morto annegato nel Po durante una corsa forsennata a cavallo.
Intorno al culto della scuola iniziatica metallurgica degli antichi druidi, altri autori fanno risalire la costruzione della mitica città megalitica di Rama.
Quando l'Impero romano estese la sua influenza militare sul Piemonte, sconfiggendo e sottomettendo le popolazioni locali dei celti-taurini, la ruota d'oro e il culto si trasferirono nelle grotte sotterranee che dall'ingresso della Valle di Susa raggiungevano il Po. Secondo la leggenda il culto druidico avrebbe quindi continuato a esistere in queste grotte e avrebbe proseguito sino ai giorni nostri.
Il mito di Torino, la citta' del Graal
Nel valutare la narrazione del mito del Graal, del racconto della leggenda di Fetonte e
 Lo sguardo della statua indicherebbe il luogo in cui si trova il Graal.
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dell'esistenza della città megalitica di Rama, si comprendono i motivi della sacralità che era attribuita dagli antichi druidi alla Valle di Susa. Evidentemente qualcosa di molto particolare segnò la storia delle antiche popolazioni che abitavano il Piemonte, un evento tanto importante da creare miti e leggende in grado di perpetuarne il ricordo e il significato che gli fu da allora attribuito.
Molto probabilmente, dietro questi miti arcaici vi sono anche le radici culturali e storiche che hanno contribuito alla nascita del mito che vede Torino come la città del Graal.
Non c'è quindi da stupirsi se secondo le credenze medievali il Graal sarebbe nascosto proprio nel sottosuolo di Torino.
Esistono in proposito cronache del settecento che riportano le testimonianze dirette dell'esistenza di una rete di gallerie segrete sotto la città. Questi stessi racconti citano anche l'esistenza di accessi segreti che sarebbero situati nelle cantine dei palazzi più antichi di Torino, accessi che condurrebbero ai sotterranei dove sarebbe nascosto il Graal.
Esiste anche una credenza popolare secondo cui nelle statue che adornano la chiesa della Gran Madre di Torino, sul Po, sarebbero celati elementi segreti la cui interpretazione consentirebbe di avere le indicazioni che rivelano il luogo esatto della città dove è nascosto il Graal.
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