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ENRICO ALLEVA: STIAMO DIMOSTRANDO LA LORO SENSIBILITA' ANCHE A CHI NON CI CREDEVA
"Scopriamo le loro emozioni"
L'etologo: Così si studia il "popolo senza voce"
Dei pesci si conosceva la destrezza, si sa che usano qualche tipo di strumento. E ci si chiede se negli zoo esista un rapporto "protoaffettivo" tra i rettili e chi li nutre.
Agli animali, "popolo senza voce", non possiamo chiedere se sono tristi: ma grazie all'"etologia cognitiva" è possibile compiere studi sempre più ampi e approfonditi sul loro "sentire", possiamo porci domande che un tempo - a torto - venivano considerate frivole o quanto meno poco scientifiche. Enrico Alleva, dirigente di ricerca in "Biologia del comportamento" e direttore del Reparto di "Fisiopatologia comportamentale" dell'Istituto Superiore di Sanità, è un etologo che studia questi temi da anni, e che sugli animali ha pubblicato libri affascinanti: con Nicoletta Tiliacos, ad esempio, "Consigli a un giovane etologo", edito da Muzzio.
"La sensibilità del pubblico è molto cresciuta", spiega Alleva, dall'86 sono entrate in vigore alcune direttive europee che proteggono di più gli animali. Negli Anni 80 un libro come "Animal suffering" di Marian Stump-Dawkins ha aperto un ampio dibattito, così le ricerche dell'americano Marc Bekoff, ampiamente tradotto anche in Italia e incluso addirittura nella Treccani. Bekoff studia l'etologia del cane (e del suo progenitore il lupo) animale con cui l'uomo ha avuto più contatti di "empatia": è capace di leggere la mente umana e di capirne le emozioni. La chiamiamo "empatia emozionale".
In poche parole, l'animale capisce come sta il padrone: e viceversa, quando la sensibilità è elevata. Come quella della Lav (Lega anti vivisezione), che domani e domenica, in 300 piazze d'Italia, chiederà di firmare due petizioni (una al Governo italiano,l'altra alle Istituzioni Ue) a proposito della proposta di regolamentazione di sostanze chimiche - plastica, vernici, pesticidi, fibre sintetiche, farmaci, cosmetici - che l'Unione europea sta discutendo. Legge necessaria e utile, dice la Lav, ma che prevede la sperimentazione su milioni di animali: secondo le Lav, che chiede metodi alternativi, sono esperimenti cruenti e inattendibili, con seri rischi per la salute umana e per l'ambiente.
Alleva, le ultime notizie dal'Inghilterra sembra non la stupiscano.
"Noi etologi non siamo sorpresi, stiamo solo dimostrando in modo più convincente, anche a chi prima non ci credeva, la sensibilità degli animali. Capire la loro sofferenza significa avere indici e strumenti per dimostrarla: certo che se si da una martellata in testa la reazione è immediata, ma la gamma del disago e del dolore è amplissima: quale tipo di mangiatoia bisogna usare per un toro o per una vacca? Quale trespolo per una gallina, quale camera per il parto con non metta a disagio una scrofa?".
Dicono che le pecore sanno distinguere le espressioni facciali dell'uomo.
"Sulle pecore è uscito uno studio già qualche anno fa; che i polpi siano in grado di prestazioni molto intelligenti è chiaro da anni".
Anche i pesci hanno capacità cognitive sviluppate?
"Dei pesci si conosce la destrezza, sappiamo che usano qualche tipo di "strumento", che possono fingere di essere più aggressivi, di avere più forza di quella che in realtà hanno. E soprattutto c'è dibattito su quanto soffrono, ovviamente legato alla pesca. Un tempo si dava per scontato non fosse così".
I rettili?
"Le capacità cognitive dei rettili come ramarri e coccodrilli sono note. E' in corso un dibattito tra etologi che lavorano soprattutto negli zoo: c'è un rapporto "protoaffettivo" tra i rettili e i guardiani che li nutrono? E' noto con quanta cura la mamma coccodrillo segue i primi passi dei piccoli, come li controlla. Sono cure parentali, sono segni di affettività".
E gli elefanti?
"Ci si chiede se esista qualcosa che assomiglia al lutto nei mammiferi non umani, nelle scimmie antropomorfe come gli scimpanzè, gorilla, orango. Gli elefanti tolgono dalla propria vista il cadavere di un compagno: può essere visto come un gesto per rimuovere un'emozione violenta".
Sui bovini e sulla macellazione le polemiche sono molte.
"Certo, oggi il pubblico europeo è più sensibile al benessere psicofisico degli animali, specie quelli da reddito come mucche e galline. Il consumatore ha una specie di etica: mangia quegli animali, è vero, ma vuole che abbiano una sorta di "eutanasia", preferisce che non abbiano coscienza di morire, che non vedano i loro simili uccisi. Pere un atteggiamento da "torturatori moderati", comunque il dibattito interno alla comunità scientifica è intenso. Ci si interroga sulla macellazione islamica, ad esempio, che a differenza di quella europea presuppone una ritualità: il sangue dell'animale deve uscire lentamente".
Carlo Grande
La Stampa, 11 marzo 2005
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