La sensibilità verso gli animali porta ad arricchirsi interiormente e ad ampliare i propri orizzonti.
Il dialogo con le altre specie porta a riflessioni che si traducono in una maggiore sensibilità anche verso gli individui della nostra stessa specie. E' un atto d'amore che viene abbondantemente ripagato dall'armonia che ne deriva.
Può indurre a riflettere su temi sociali tipici della nostra specie e del nostro tempo, come il problema della solitudine, fonte di sofferenza invisibile.
Il problema della solitudine nella nostra società tocca persone di ogni ambiente ed età. Può destare tristezza l'idea degli anziani abbandonati a se stessi, parcheggiati negli ospizi in attesa di morire, può stringere il cuore la consapevolezza dei tanti senzatetto che si aggirano nelle città come fantasmi invisibili. Casi limite, ma non certo casi isolati. Eppure il problema della solitudine è di dimensioni molto più vaste, si insinua dentro le case "normali", nelle famiglie "giuste", nei giovani, nei bambini. Negli animali domestici, costretti a non aver rapporti, se non saltuari ed occasionali, tra di loro. E' un problema in agguato, che può colpire ciascuno di noi e portare lentamente all'altro problema sociale dei giorni nostri: la depressione.
Considerata un problema sociale inevitabile, la solitudine viene ordinariamente affrontata con la più ovvia delle soluzioni: la ricerca di compagnia. Su questa base, cioè ovviare alla solitudine con la compagnia, si cerca di dare una risposta al problema con soluzioni aggregative che però in molti casi sono solo un modo temporaneo di tamponare situazioni ben più gravi e profonde.
Il vero problema sta nel fatto che la società produttiva ha via via confinato i suoi componenti entro limiti sempre più ristretti, in una dimensione sociale dove il singolo è portato a chiudersi sempre più in se stesso perché disabituato a vivere una socialità allargata. Ogni persona, giovane o anziana, vive in una sua isola personale che rischia di diventare una prigione, in netto contrasto con gli scambi sociali, basati su rapporti "di facciata", su convenienze reciproche e falsità, non corrispondenti alle esigenze individuali. In questa situazione dicotomica, ognuno vive almeno due identità, quella "sociale" e quella "personale", spesso in contrasto fra loro.
Costretti ognuno nella propria nicchia, gli individui non scambiano rapporti reali, e quel che è peggio, in questo isolamento non trovano gli strumenti per crescere e maturare una loro evoluzione.
La solitudine diventa così uno spauracchio, una vergogna, un nemico da combattere, a costo di prostituirsi, di adeguarsi, di modificare le proprie esigenze per non doversi rassegnare ad essere soli.
Ma perché aver paura della solitudine? Perché aver paura di stare soli con se stessi, di affrontare la vita e anche la morte? Siamo tutti inevitabilmente soli, anche se ci stordiamo con la compagnia continua di altre persone. Nasciamo da soli e moriamo da soli, nessuno può realmente risolvere per noi il nostro problema esistenziale. A ognuno di noi capiterà inevitabilmente di invecchiare e di morire. La solitudine non è solo un problema sociale, le sue radici sono più profonde.
Presso i Popoli naturali, quei popoli nativi che sono presenti in ogni continente, l'individualità è un elemento essenziale di crescita. Ai figli viene insegnato a stare soli con se stessi, ad unire alla socialità anche la solitudine, per poter maturare una propria individualità. Ancora oggi, presso molte culture native, gli adolescenti vengono stimolati a passare del tempo da soli, nel contatto con la natura e con il silenzio. Secondo queste culture, nel momento in cui si scopre il contatto intimo con se stessi e con quanto ci circonda, non esiste solitudine, perché l'individuo diventa parte integrante dell'universo.
Forse impostiamo male la questione: il problema non è la solitudine; il problema è non sapersi rapportare a se stessi e all'ambiente, non sapersi fermare per guardarsi dentro, non trovare armonia dentro e fuori di sé. E' giusto e doveroso assistere e aiutare le persone sole, ma non ci si può fermare a questo. Occorre affrontare il problema della solitudine sentendosene parte, nessuno può chiamarsi fuori. Siamo tutti affratellati da un unico, grande problema: esistiamo.