Se lo si guarda senza adagiarsi nell'ovvietà dell'abitudine di ciò che vediamo il fenomeno ha dell'incredibile: ci sono persone che promuovono e sostengono campagne contro la droga, perché nuoce al nostro organismo, e poi si siedono a tavola e guardano soddisfatte nel piatto una costata alla griglia, ben bruciacchiata e perciò ricca di prodotti tossici, che trangugiano con aria soddisfatta. C'è da dubitare della loro lucidità? No dobbiamo prendere atto della disinformazione, indotta dai media, e della propensione alla reiterazione del comportamento, propria del nostro cervello, che inducono a non chiedersi se le cose stanno proprio come siamo stati abituati vederle.
La carne non è cibo adatto al nostro organismo, la carne fa male.
Non è un'affermazione azzardata, vediamo due esempi emblematici che fanno pensare; uno è il fatto che se un paziente presenta polipi intestinali, anche di modesta entità, il medico gli vieta la carne rossa, allora la nostra medicina ufficiale ha nozioni sulla pericolosità di questo
alimento?
L'altro è uno studio di medicina storica che ha rilevato che all'epoca di El Cid, siamo quindi intorno al 1000 - 1100, in Spagna, tre nobili su cinque morivano di cancro allo stomaco e questo si correlava in modo statisticamente significativo al fattore di rischio "consumo di carne ed
in particolare selvaggina"; il malanno manco a dirlo era sconosciuto tra i popolani cui era sconosciuto anche il consumo di selvaggina.
Sembra che non ci sia logica nel farsi del male, così come non ce n'è nell'uccidere un altro essere vivente, o meglio c'è la logica dell'ignoranza della realtà di ciò che siamo e di ciò che ci circonda.
L'ecospiritualità propone una visione dei rapporti con gli animali e con la nostra alimentazione che è profondamente differente da qualsiasi ottica di sopraffazione dell'uomo sulle altre specie. La visione ecospirituale è incentrata su un rapporto di armonia globale dell'uomo con l'ambiente in cui vive e con le specie che con lui lo condividono. Gli animali sono nostri compagni di viaggio ed insieme a noi hanno diritto di usufruire della nostra grande comune astronave: la Terra.
D'altronde la stessa dicotomia uomo-animale non ha reale ragione d'esistere, non c'è alcun dubbio che biologicamente siamo strettamente imparentati, potremmo dire affratellati, con quegli esseri che denominiamo "animali" spesso con un implicito significato dispregiativo.
Tale concezione dicotomica non appartiene assolutamente all'ottica ecospirituale che è retaggio comune dei popoli naturali. In quest'ottica l'uomo è in relazione globale ed armonica con il fenomeno unitario che possiamo denominare Natura. Tale esperienza globale non è limitata al
semplice ambiente ecologico, essa si riferisce ad una realtà molto più ampia ed intima che giunge ad interessare l'identità stessa dell'uomo e dell'universo ed il senso della sua esistenza.
L'alimentazione di conseguenza viene vista necessariamente in modo armonico sia con le reali esigenze del proprio organismo che con le altre specie viventi del pianeta e con la globalità stessa di Gaia.
L'ecospiritualità promuove un'opera di informazione al fine di uscire da luoghi comuni ed ovvietà imposte dai vari sistemi religiosi ed economici che perpetuano ed impongono la continua menzogna che la carne sia necessaria e faccia bene, a danno di milioni di innocenti che vengono annualmente sacrificati a questi interessi e a danno di un pianeta impoverito e desertificato per coltivare il foraggio che li deve nutrire.
E' stato calcolato che per produrre 1Kg di carne sono necessari dai 2000 ai 15000 litri di acqua, per produrre 1Kg di cereali ne bastano 100, a cosa serve allora sprecare le altre migliaia di litri per prosciugare il pianeta e allevare una vittima per il sacrificio? Viene legittimamente il dubbio che a qualcuno torni utile, anche se a spese del benessere della Terra, degli uomini e dei vitelli.
Perché dovrebbe essere indispensabile la carne quando milioni di persone sul pianeta vivono in perfetta salute con regimi alimentari vegetariani?
La concezione ecospirituale rappresenta un efficace strumento di aiuto per uscire dall'ovvio e dall'abitudine, un aiuto pragmatico che porta a guardare la realtà con occhi sempre nuovi e induce a privilegiare la sperimentazione diretta rispetto all'assunzione passiva di "verità" altrui.
Per esempio il tofu è un alimento molto ricco di proteine ed è caratterizzato dall'assenza di colesterolo e dalla scarsa presenza di grassi, fornisce solo 70 calorie per 100g di prodotto, non è fermentato, è ottenuto dai fagioli di soia gialla e acqua con un opportuno processo di cottura e cagliato con caglio minerale.
Volendo mangiare tofu, , come fonte di proteine in sostituzione della carne, viene il timore di dover abbandonare sapori che piacciono e di doversi assoggettare al gusto dei piatti cinesi, in particolare di quei pochi che sono diffusi in occidente, ma non è obbligatorio, perché non provare a coniugare tofu e intingoli nostrani?
Per esempio un piatto di carne diffuso in Italia è il brasato al barolo e, meno nobilmente, lo stracotto al vino, volete provare?
Ci vogliono cipolla, almeno un paio, aglio, alloro, una foglia, rosmarino, 4-5 chiodi di garofano, carota, prezzemolo, sedano, un gambo, vino rosso come barbera e naturalmente tofu.
Mondare le verdure e metterle in un tegame di terracotta, o comunque adatto a una cottura a fuoco lento, intere o a pezzi grossolani, con un po' d'olio d'oliva, una spolverata di peperoncino rosso, sale. Iniziare a fiamma vivace, rimestando, senza friggere; quando le verdure sono ben calde versare abbondante vino rosso e diluirlo con un po' di acqua, quando inizia a sobbollire mettere il coperchio e abbassare la fiamma, lasciando cuocere piano fino a quando il tutto è appunto stracotto.
Eliminare l'aglio, i chiodi di garofano, l'alloro, il rametto di rosmarino e passare al mixer o al passaverdura se siete meno tecnologici, e immergere nel sugo ottenuto il tofu tagliato a piccole fette (attenzione ha il difetto di sbriciolarsi facilmente) Lasciarlo in caldo a insaporirsi.
Logicamente ognuno farà le proprie variazioni ed invenzioni e terrà conto delle sue allergie e intolleranze alimentari. Potrete però smascherare due luoghi comuni su aglio e cipolla, e cioè che non sono indigesti, se cotti come indicato non "rinvengono", e che non "puzzano", molto peggiori sono gli espedienti di mettere l'aglio nel latte, aggiungere panna ecc.
Il piatto ottenuto non vuole essere l'imitazione del brasato al barolo, ma un piatto dal sapore vicino alle abitudini del nostro palato e insieme nuovo. Oltre ad apportare nutrienti, oligoelementi e vitamine in proporzioni utili e non dannose al nostro organismo, soddisfa il piacere di assaporare del cibo, appagando le istanze di gratificazione proposte dalla componente mammifera del nostro cervello e ci permette di essere parte attiva nella costruzione di una dimensione ecospirituale di armonia e rispetto per il pianeta e le specie che ospita.