Non so quando è iniziato il mio declino, forse quando il mio passo è diventato incerto, la vista meno acuta e la memoria ha iniziato a giocare brutti scherzi.
Non so quando ho smesso di essere un individuo cioè la signora Lella del piano di sopra, la vecchia insegnante, ma sono diventata un inutile peso.
Quando poi ai normali acciacchi dell'età si sommano problemi più seri tutto sembra insormontabile.
Trovarsi soli in ospedale significa essere chiamati: "Quella del letto 42" oppure "la nonna". Nonna? Perché nonna?
Ho un nome, un cognome, sono una persona, penso… vivo ancora!
Allora perché nonna? E perché parlate tra voi come se io non capissi? Sono un po' sorda, non stupida!
Perché l'uomo con l'avanzare dell'età perde dignità?
Non si è più nessuno, solo un ingombrante peso. Diventa difficile capire ciò che ci aspetta, si è trattati con indifferenza… a volte con fastidio.
Eppure nella mia lunga vita ho lavorato, gioito, sofferto e amato, penso di aver dato qualcosa agli altri e ora? È questo il mio futuro? Chiusa in un alloggio che pare una cella, inferma in un letto d'ospedale?
…E' così facile lasciarsi andare… scivolare chiudendo gli occhi… mi chiedo è sempre stato così?
I popoli naturali insegnano che l'anziano è un elemento importante ed amato nella società, non un fastidio di cui liberarsi, ma un individuo ricco d'esperienza, saggezza e conoscenza. Il volgere alla fine della vita non era quindi un pensiero angoscioso bensì un tenero abbraccio circondati dall'affetto di tutti.
Quando abbiamo smesso di pensare che l'anziano ha qualcosa da dire?
Nella nostra società "supertecnologizzata" non c'è posto per un rapporto con la natura, con gli animali e gli altri esseri viventi. È una rincorsa continua alla vacanza più "in", all'auto più potente, a…
C'è mai il tempo per fermarsi a guardare il cielo stellato o perdersi negli occhi enigmatici di un gatto?
Farneticazioni di una vecchia?