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VETERANO DEL VIETNAM ORA AIUTA I SOLDATI A LASCIARE LA DIVISA
L'EX BERRETTO VERDE CHE COMBATTE CONTRO LE GUERRE
"La meditazione mi ha aiutato a liberarmi lentamente dai condizionamenti militari"
di Claudio Gallo
(La Stampa del 18 aprile 2006)
OLDENBURG (Brema) - Ignoriamo che cosa siamo anche quando crediamo di saperlo e ancor meno che cosa saremo. Il destino tritura nelle ganasce indifferenti i nostri progetti, le nostre aspirazioni. Talvolta, raramente, i desideri si avverano: legioni di filosofi stanno ancora cercando di stabilire se sia un bene o una sciagura. William Hathaway, ad esempio, quando si arruolò nell'esercito per andare in Vietnam immaginava certo un corso diverso per la sua vita. Nato il 14 dicembre 1942, L'America in guerra da un anno, il padre ufficiale di carriera, respirò fin dall'inizio i valori della disciplina, del coraggio, dell'amore per la patria che di lì a poco, come un cappotto double face, avrebbe significato automaticamente anti-comunismo. Gli Hathaway abitavano a Biloxi, la cittadina del Mississippi narrata da John Grisham e Tennessee Williams, che ha avuto da poco qualche giorno di gloria sui media per essere stata distrutta dall'uragano Katrina. William diventava ragazzo mentre Elvis Presley ancheggiava in "Mistery Train" e Chuck Berry dissacrava con "Roll over Beethoven".
A 22 anni la storia familiare lo spinge con la forza invincibile del grande fiume verso l'arruolamento ma già allora un io creativo contendeva la sala di comando della sua consapevolezza a quello marziale. La motivazione fu una specie di compromesso: andò nell'esercito dicendo di voler scrivere un romanzo sul conflitto in Vietnam. Corso di fanteria, base e avanzato, corso da paracadutista e poi scuola di commando allo Special Warfare Center di Fort Bragg in North Carolina, da dove oggi partono i battaglioni per l'Iraq. Diventato sergente fu inviato nell'8° gruppo Special Forces a Panama, nella Scuola per la guerra nella giungla. Poi finalmente in Vietnam con il 5° Gruppo Special Forces. Finì in un piccolo campo isolato sulle colline nel centro del Paese.
Gli occhi azzurri, i capelli fluenti ancora biondi, i baffi e la barba intorno al mento, un fisico asciutto da vegetariano e lo sguardo deciso, racconta sotto il nuvoloso cielo tedesco di Oldemburg quella che a lui ora sembra la vita di un altro: "Il nostro compito principale era di addestrare i soldati locali e condurli in pattuglia per bloccare le infiltrazioni dei nord-vietnamiti. Dovevamo organizzare imboscate e condurre operazioni che in gergo tecnico si chiamavano search and destroy. Devo dire che non avevamo grandi risultati. La maggior parte delle nostre truppe non erano disposte a rischiare la vita per il governo corrotto di Saigon e i suoi sostenitori americani. Ben preparati e indottrinati, gli uomini delle Forze Speciali erano motivati, ma eravamo troppo pochi. La nostra squadra contava 8-10 americani e 300-400 vietnamiti".
Non sa se ha mai ucciso direttamente qualcuno, "spero proprio di no", dice. "Nella maggior parte degli scontri ero troppo impegnato a cercare di portare i nostri soldati a combattere e a coordinare il supporto aereo: non ho mai avuto molto tempo per sparare col mio fucile". Più volte sotto il fuoco nemico, non fu mai ferito. Guadagnò la Croce di Bronzo e il distintivo di combattimento della fanteria. Lasciò l'esercito "con onore" nel 1967 e rifiutò un'offerta della Cia per lavorare nella guerra sporca in Laos. Preferì cominciare a scrivere il suo romanzo. Il pungolo creativo lo costringeva a rivedere l'indirizzo della sua vita anche se dentro di lui la battaglia tra il vecchio dovere e il nuovo sentire non riusciva a trovare un composizione. "Ero ancora convinto - dice - che la guerra servisse per fermare il comunismo. La maggior parte dei miei amici nelle Special Forces lo credeva. Eravamo pesantemente indottrinati, la nostra missione consisteva nel difendere ed espandere l'Impero americano".
La svolta venne con la meditazione. Un amico, veterano del Vietnam, lo convinse a provare la Meditazione Trascendentale. Era il 1968, tante cose cominciavano in quell'anno. "Imparai a meditare e la cosa fu molto utile per affrontare lo stress accumulato in tre anni di guerra nella giungla". William cominciò a intuire il pensiero dominante della seconda parte della sua vita: "l'assurdità di uccidere la gente in nome della pace. Avevo stupidamente creduto che la guerra fosse necessaria e che i nostri leader fossero sostanzialmente in buona fede. Ma non lo erano. Rappresentavano interessi economici molto potenti, della gente se ne fregavano". Nel 1971 Maharishi Mahesh Yoghi lo nominò maestro di Meditazione Trascendentale. Gradino per gradino ridiscese dolorosamente al contrario la scala dei condizionamenti militari e diventò un militante pacifista. "Molti in famiglia mi sostennero, mio padre no. Ufficiale di carriera, non poté mai perdonare la mia scelta. Mi rinnegò e non mi rivolse mai più la parola". Era stato un Berretto verde della guerra, diventò un Berretto verde della pace, si trattava in fondo soltanto di una nuova interpretazione del motto del corpo "De Oppresso Liber", "libero dall'oppressione" o come comunemente s'intende, "liberare gli oppressi".
"All'inizio cercai di fare qualcosa, soprattutto attraverso donazioni finanziarie, in riparazione ai danni che avevo provocato". Poi provò ad aiutare chi aveva fatto la sua strada: cominciarono le campagne di contro-reclutamento. Convincere i giovani che volevano diventare soldati, spesso gente delle classi più svantaggiate, a mollare. E così cominciò a prendere forma una rete per aiutare chi voleva abbandonare l'esercito. "Disertare richiede un grande coraggio, ammiro molto chi riesce a farlo. Sono loro i veri eroi. Se il governo li cattura si vendica crudelmente, perché sono una reale minaccia al suo potere".
Guardando dentro di sé William ha fatto i conti con la cultura patriarcale e maschile che secondo lui è alla base dell'impulso bellico: "Uno dei temi dei miei romanzi è che il sistema patriarcale e quello militare sono interconnessi e rappresentano una minaccia per la nostra sopravvivenza. Capire gli effetti dell'imposizione culturale dei ruoli sessuali è cruciale per comprendere perché facciamo la guerra. La mascolinità è stata degradata a una tossina mortale che ci mette tutti in pericolo. Il machismo patriarcale è una patologia mondiale."
Secondo lui l'attrazione per la guerra è un surrogato dell'erotismo, è la perversione ultima che inibisce la capacità di amare. Nel suo primo romanzo (come tutti pubblicati da Avatar Pubblications), A "World of Hurt", più o meno "Un mondo di dolore", premiato dalla Fondazione Rinehart, il protagonista patisce una sessualità bloccata e il bisogno continuo dell'approvazione paterna: due elementi che lo porteranno diritto nell'esercito. "Summer Snow", "Neve d'estate", affronta il problema della pace da un punto di vista meditativo. Uno dei personaggi principali è una maestra sufi, alla maniera di Rabi'a, la mistica musulmana dell'VIII secolo. Dice la donna: "Questo Bin Laden, questo Bush, tutti questi leader ci hanno sequestrati con la loro violenza (…) hanno trasformato il mondo nel loro aeroplano suicida. Sono troppo primitivi per avere così tanto potere". Nessuna bomba, nessun assalto al Palazzo, l'unica rivoluzione è quella "in interiore hominis". L'autore cita Gandhi: "Dobbiamo diventare il cambiamento che vogliamo vedere nel mondo".
L'editore canadese di Hathaway ha spedito una serie di copie negli Stati Uniti ma la dogana le ha bloccate senza una spiegazione. Neppure una lettera che chiedeva chiarimenti ha ricevuto risposta. "Sono triste e furibondo a vedere come la libertà nel mio Paese si stia squagliando. Il governo americano obbliga i cittadini a finanziare il massacro di centinaia di migliaia di persone solo per difendere un disumano impero economico". Da quando c'è George W. Bush, ha deciso di vivere in Germania, a Oldenburg vicino a Brema, dove ha insegnato scrittura creativa e letteratura americana all'Università. Non ha mai smesso di essere un Berretto verde ma ha portato la guerra prima dentro di sé poi contro la guerra stessa, contro quelle che per lui sono le false verità che accecano il mondo.
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