IL PROGETTO SETI

di Fabrizio Rizzo


La ricerca di intelligenze aliene: l'approccio usato dalla scienza ufficiale.


La nascita del nostro universo, dall'ultimo Big Bang, risale a circa 18 milioni di anni fa. La comparsa di specie viventi si è manifestata invece da pochi milioni di anni e le condizioni ambientali hanno permesso poi lo sviluppo di organismi sempre più complessi, progredendo attraverso forme di vita intelligenti fino a giungere all'uomo odierno.
Sin dalle origini del pensiero l'uomo si è posto il problema se vi fossero altri esseri viventi simili a lui nell'universo. Nel corso della storia quest'idea si è poi divisa in due grandi scuole di pensiero: una teoria di tipo antropocentrico che, ponendo l'uomo quale unica creatura vivente nell'universo, nega l'esistenza di qualsiasi altra forma di vita e propugna il Principio Antropico secondo il geocentrismo aristotelico; una seconda teoria, sostenuta da una maggioranza ben più ampia, che postula l'esistenza di altre forme di vita oltre quella terrestre.
Il credere in forme di vita diverse dalla nostra ha origini nella filosofia e nelle religioni orientali. Possiamo citare il filosofo greco Metrododrus (IV secolo a.C.), il quale sosteneva l'assurdità del considerare la Terra come l'unico mondo abitato nell'universo, oppure il poeta latino Lucrezio che affermava l'esistenza di innumerevoli altri pianeti simili alla terra che potessero ospitare la vita.
Con il passare del tempo vi sono stati sviluppi ed evoluzioni di questa scuola di pensiero. Si è passati da Copernico che ha rivoluzionato il concetto di sistema solare, ponendo non più la Terra bensì il Sole quale centro del nostro sistema planetario, opponendosi alla teoria aristotelica fortemente sostenuta dalla Chiesa.
Poco alla volta gli orizzonti si allargarono comprendendo che il Sole non è il centro della galassia e che questa non è il centro dell'universo, riconoscendo l'esistenza di un'infinità di altre stelle, galassie e sistemi planetari simili al nostro. Certamente fare certe affermazioni comporta rischi notevoli, poiché ci si scontra con i dogmi che la società e il sistema impongono alla massa. Ne hanno fatto le spese Galileo Galilei e Giordano Bruno, per citare alcuni dei nomi più noti.
Negli ultimi cento anni vi sono stati alcuni ricercatori che con le loro osservazioni hanno permesso alla scienza ufficiale di intraprendere programmi di ricerca di forme di vita intelligente nell'universo, superando un forte scetticismo generale e aumentando così l'interesse verso tale argomento.
Nel 1895 lo scienziato russo Tsiolkovski intuì che il futuro dello sviluppo umano era legato allo sfruttamento dell'energia solare (un'anticipazione all'idea delle attuali batterie solari!). Purtroppo affermazioni di questo tipo vennero subito considerate poco attendibili e fantascientifiche. Molto tempo dopo però, nel 1960, il fisico inglese Dyson, pur ignorando le idee di Tsiolkovski, giunse a considerazioni simili, ritenendo che lo sviluppo dell'umanità fosse legato alla disponibilità di fonti di energia e al processo di acquisizione di queste dal nostro pianeta verso l'esterno, sino a giungere quindi ad una sorta di colonizzazione spaziale.
Una successiva evoluzione di questo pensiero fu sviluppata dal russo Kardashev che ipotizzava il passaggio dell'umanità attraverso tre diverse civiltà tecnologiche: un primo stadio, corrispondente a quello attuale, in cui lo sfruttamento delle risorse energetiche si concentra sulla sola Terra; uno stadio successivo in cui l'uomo trarrà energia dalla propria stella; un ultimo stadio dove l'uomo sarà in grado di utilizzare l'energia dell'intera galassia.
Ad ognuna di queste fasi corrisponde un'emissione specifica di onde elettromagnetiche non conformi al rumore di fondo caratteristico dello spazio; questo segnale sarà un messaggio della nostra esistenza.
Alla luce di queste considerazioni ha origine il progetto SETI (Search for Extraterrestrial Intelligence), il tentativo scientifico di stabilire se l'uomo è solo nell'universo, attraverso la ricerca di segnali emessi da forme di vita intelligenti nel cosmo. Un uomo che ha segnato un decisivo passo avanti in questa direzione è stato Frank Drake il quale, attraverso le sue ricerche, è giunto a concepire una formula capace di stimare il numero di civiltà tecnologiche presenti nella nostra galassia, basandosi essenzialmente sull'idea che nell'universo vi sono almeno cento miliardi di galassie, ognuna delle quali è formata da almeno cento miliardi di stelle. Questa ipotesi rende plausibile l'esistenza di un numero notevole di pianeti all'interno di sistemi solari simili al nostro.
Questo programma in realtà si compone di un insieme di progetti intrapresi da ricercatori e gruppi di scienziati che, ormai da almeno trent'anni, puntano i loro strumenti alla ricerca di altre forme di vita. Questi studi hanno attraversato diverse fasi di sviluppo e negli ultimi tempi, grazie a finanziamenti da parte di grosse organizzazioni e della Nasa, si è giunti alla realizzazione di strumenti tecnicamente avanzati quali radiotelescopi e sistemi software capaci di captare segnali dallo spazio, distinguendo tra le varie fonti di radiazioni, allo scopo di concentrarsi solo su quelle più interessanti. Sino ad ora non si sono ottenuti risultati sufficientemente significativi secondo il giudizio delle autorità governative che hanno perciò ridotto i finanziamenti al progetto, rendendo più difficili le ricerche.
L'attività si occupa sia della ricerca che dell'emissione di messaggi nello spazio. Questo tipo di attività incontra però notevoli difficoltà dovute a diversi fattori quali: 1. la banda di frequenza da osservare: l'attenzione è rivolta verso un preciso intervallo di frequenza dell'idrogeno, poiché questo è ritenuto uno degli elementi base costituenti l'Universo
2. la presenza di segnali rumorosi di disturbo, quali ad esempio le emissioni delle stelle, emissioni termiche, la radiazione cosmica di fondo retaggio del big bang
3. la scelta della parte di volta celeste da coprire per l'ascolto: questa avviene anche in funzione dei risultati delle stime di sistemi planetari potenzialmente simili al nostro
4. i disturbi del segnale dovuti alla rotazione dei pianeti, alla distanza della sorgente, all'effetto Doppler
5. il contenuto del messaggio: si suppone debba essere numerico per essere comprensibile a noi
6. l'ipotesi di fondo dell'intero progetto: si presume che qualunque civiltà evoluta che invii un segnale adotti la stessa frequenza per la quale noi siamo in ascolto (per le ragioni sopra esposte)!
Dopo l'esposizione di questa serie di nozioni sorge spontaneo chiedersi se tutte le ipotesi sulle quali la ricerca scientifica si basa sono applicabili all'immensità dell'Universo, cioè se la scienza in definitiva ritenga una civiltà intelligente solo nel caso presenti analogie con la nostra, definendo per intelligenza, la capacità di un'altra forma di vita di costruire radiotelescopi ed essere in grado di trasmettere segnali.
Dunque è solo verso questo tipo di forme di vita, verso queste ipotetiche civiltà aliene che la scienza rivolge la propria attenzione, riducendo enormemente la possibilità di considerarne altre, non basate come la nostra sul ciclo del carbonio ma con livelli di sviluppo differenti, adattamenti a condizioni climatiche diverse e con processi biologici evolutivi dissimili che hanno portato a forme di vita che non hanno nulla a che vedere con l'uomo.
L'antropocentrismo tipico della specie umana terrestre ci porta a creare strutture e filtri mentali che escludono la possibilità di interagire e conoscere interamente quello che ci circonda, fidandoci solo di quello che i nostri sensi ci permettono di percepire e considerando come unico il nostro sistema di vita, non riuscendo ad andare oltre al visibile, oltre le apparenze. Spesso si tende a ridicolizzare e coprire di scetticismo fenomeni quali l'abduction e l'avvistamento di UFO perché la scienza ufficiale non li ritiene possibili, ma solo fonte dell'immaginazione di qualche persona che voglia porsi all'attenzione dell'opinione pubblica (è possibile considerare tale la sincera testimonianza del signor Zanfretta?).
Indubbiamente è positivo l'interessamento della scienza a questo genere di fenomeni poiché questo porta alla crescita delle conoscenze umane (è recente la nascita della bioastronomia, la scienza che studia la possibilità di vita in ambienti non terrestri) e al graduale superamento di concetti considerati come assiomi della vita così come la possiamo intendere noi.
Tuttavia solo un approccio realmente libero da preconcetti e schemi mentali può portarci alla scoperta di forme di esistenza diverse da noi; solo l'assenza di aspettative ci può permettere un'apertura serena a tutte le forme di vita che vi possono essere, siano anche non immediatamente percettibili, senza compromessi di alcun genere, in quanto elementi anch'essi della realtà fenomenica a cui partecipiamo.
Per adesso restiamo in ascolto.

NEC news febbraio 98