LE PIETRE DI ICA

di Marco Pulieri


In un'antichissima biblioteca di pietra le prove dell'esistenza di un'altra storia dell'umanità - Una scoperta sconvolgente rimasta insabbiata dall'azione di cover-up della comunità scientifica.


Una porzione di pampa sabbiosa ai piedi della catena delle Ande peruviane forma il deserto di Ocucaje.
Questa regione, molto vicina all'altopiano di Nazca, celebre per i misteriosi e giganteschi disegni realizzati sulla sabbia con tecnica ancor oggi sconosciuta, e non lontana da Paracas, altra località fitta di mistero e famosa per il suo "straordinario candelabro di sabbia", pur non essendo annoverata ufficialmente tra i luoghi "particolari" del pianeta, può essere considerata il teatro di un avvenimento di enorme importanza antropologica che potrebbe far riscrivere del tutto la storia dell'umanità.
Nel 1961, a seguito della piena del fiume Ica, ed in vicinanza del villaggio omonimo, fu portata alla luce una grande quantità di pietre di dimensioni eterogenee, da piccoli ciottoli a massi di oltre due quintali, che mostravano incisioni molto interessanti. Un medico-chirurgo del luogo, il Dott. Cabrera, venne fortuitamente in possesso di una di queste pietre e fu attratto da un particolare curioso: la raffigurazione, mediante le incisioni, di un volatile apparentemente sconosciuto, che dopo uno studio approfondito, risultò essere niente di meno che uno pterosauro, un rettile alato vissuto tra i 140 e i 180 milioni di anni fa.
Le analisi condotte sulle pietre da autorevoli istituti di ricerca stabilirono che, in base allo strato di ossidazione ricoprente le incisioni, queste non potevano essere assolutamente più giovani di 12000 anni, ma probabilmente erano molto più vecchie. Chi poteva essere dunque l'artefice di una tale misteriosa rappresentazione?
Gli scavi che seguirono questa prima datazione portarono alla luce una mole incredibile di queste pietre incise, circa 11.000.
Lo studio e la catalogazione che ne seguirono condussero a risultati stupefacenti: non solo fu confermato che non poteva essere stabilita nessuna relazione con le culture andine conosciute, inca e preincaiche, ma si giunse alla conclusione che le pietre costituivano una vera e propria biblioteca, una biblioteca di pietra che racchiudeva un bagaglio conoscitivo straordinario, di gran lunga più evoluto del nostro .
I gliptoliti, questo il nome scientifico delle pietre, costituiti da rocce vecchie di 220 milioni di anni, mostravano elementi di tutto lo scibile umano: mappe di territori sconosciuti e configurazioni astronomiche singolari, la descrizione di strumenti ottici (telescopi, lenti di ingrandimento), una vasta gamma di animali preistorici estinti con i loro cicli biologici, raffigurazioni di sistemi di trasporto meccanico, strumenti musicali, atteggiamenti sessuali, incisioni di battaglie, operazioni chirurgiche ecc.
La rappresentazione di flora e fauna estinta da milioni di anni e in parte sconosciuta per il Sud America sta ad indicare un' epoca primitiva che supera ampiamente i confini della storia conosciuta dell'umanità.
Ma l'avvenimento più inquietante per l'ortodossia paleontologica è senz'altro costituito dalla presenza di numerose incisioni raffiguranti animali preistorici, appartenenti alla famiglia dei sauri, insieme all'uomo.
E' davvero possibile che l'essere umano abbia fatto la sua comparsa sul pianeta molti milioni di anni prima di quanto oggi si affermi, ed abbia convissuto con i dinosauri? La sequenza di raffigurazioni che illustrano in modo impressionante il ciclo biologico dei dinosauri lascerebbe poco spazio ai dubbi; ma anche seguendo una indagine più approfondita a cavallo tra le pieghe della storia evolutiva dei dinosauri e dell'uomo, con l'ausilio delle numerosissime testimonianze fossili messe in luce dalla ricerca paleontologica "sotterranea" ( quella cioè che non è mai stata presa in considerazione dagli scienziati blasonati ) si può giungere alla medesima conclusione.
Basti citare la scoperta dell'archeologo Carl Baugh, della Pennsylvania State University, il quale, in Texas, rinvenne in uno strato di roccia databile 140 milioni di anni fa le impronte dei piedi di un uomo accanto a quelle di un dinosauro. L'incredibile scoperta fu presto bollata come un clamoroso falso; ma nel 1984, a seguito di ulteriori scavi nella stessa zona condotti dall'archeologo Hilton Hinderliter, gli scettici furono costretti a ricredersi in virtù del ritrovamento delle impronte di due sauri e di un umano in uno stesso strato geologico risalente come minimo a 65 milioni di anni fa.
"Al tempo dei dinosauri devono, dunque, aver vissuto degli esseri umani"; questa è la sconvolgente ed imbarazzante conclusione a cui egli giunse. Ma non è tutto.
La ricerca paleontologica ha prodotto diverse inconfutabili prove dell'esistenza di uomini, anatomicamente moderni, vissuti in un periodo in cui, secondo la scienza ufficiale, non avrebbero dovuto esistere, neanche i loro più diretti progenitori; questi dati fanno diventare ragionevole supporre la convivenza, in un periodo molto più remoto della comparsa ufficiale dei primi esseri umani propriamente detti, dell'homo sapiens sapiens con altri primati.
Allora, le pietre di Ica spostano davvero incredibilmente indietro nel tempo la comparsa dell'uomo?
E se cos" fosse, come dobbiamo considerare il cosiddetto uomo delle caverne? Un primitivo essere vivente, nostro progenitore, o piuttosto il primo stadio evolutivo, il primo tentativo di ricostruzione apparso dopo la distruzione di una civiltà avanzata che per cause ignote ha perduto la sua condizione?
E' stata ovviamente presa in seria considerazione l'ipotesi della contraffazione delle pietre di Ica, ma gli argomenti addotti per confutare questa eventualità (livello culturale delle popolazioni locali estremamente semplice, non in grado quindi di esprimere una fantasia o una conoscenza così dettagliata su molti campi del sapere umano, abilità artigianale ridotta, mole elevatissima di pezzi da contraffare), si sono rivelati pienamente convincenti.
Rimane quindi il mistero: da chi e quando sono state prodotte queste raffigurazioni? Gli studiosi hanno ipotizzato che le incisioni siano il frutto di una sorta di scrittura ideografica, un messaggio composto nell'imminenza di un evento catastrofico, previsto da un'umanità che aveva raggiunto un alto livello in campo scientifico e tecnologico. Alcune pietre, infatti, mostrano particolari che sembrano descrivere una condizione climatica molto critica per il pianeta che in quel lontano passato sembra avere subito un'effetto serra di proporzioni gigantesche.
Potrebbe essere nascosta in queste rappresentazioni la chiave di lettura della scomparsa dei dinosauri dalla Terra?
I quesiti posti dal mistero delle pietre di Ica fanno sorgere seri dubbi sulla versione conosciuta e studiata della storia dell'umanità.
Gli indizi portati alla luce dai ricercatori che si sono resi disponibili a rivedere gli assiomi della paleontologia fanno ipotizzare, invece, l'esistenza di una realtà diversa: l'artefice della scoperta delle pietre di Ica, il Dr. Cabrera, afferma che probabilmente l'uomo esiste sul nostro pianeta da molto più tempo di quanto non si immagini. Eventi sconosciuti lo hanno forse più volte rigettato, dopo aver toccato un grado elevatissimo di civiltà, ad un livello di vita cosiddetto primitivo. Sulla Terra hanno vissuto diverse umanità che si sono succedute e di cui quella dell'homo sapiens è forse solo la più giovane. Indubbiamente queste sono affermazioni forti che gettano scompiglio nella comunità scientifica riconosciuta e meritano di essere prese seriamente in considerazione.
Le pietre di Ica sono soltanto una delle varie testimonianze di un bagaglio scientifico ed esperienziale, molto diverso da quella conosciuto, che evidentemente ha camminato fino a noi, in segreto, fra le pieghe della storia.

NEC news novembre 97