GLI ANZIANI DIMENTICATI:
LA PERDITA DELLA MEMORIA PLANETARIA
DELL'UMANITÀdi Giancarlo Barbadoro
Le quattro età dell'uomo e il sistema planetario naturale e millenario dell'umanità - L'avvento della società industriale ha portato alla perdita dell'identità unitaria dell'umanità - L'emarginazione forzata degli anziani come origine del problema - L'apporto problematico dell'imposizione ideologica del modello della famiglia chiusa - Chi vuole e alimenta il dramma degli anziani per annientare lo spirito libero e evolutivo dell'umanità?
Nel corso di tutta la sua esistenza ogni individuo sviluppa normalmente quattro tappe di esperienza che sono coincidenti con le quattro fasi della sua crescita biologica ed esperienziale. Tappe che possiamo identificare nelle quattro caratteristiche di età che distinguono nel tempo l'individuo: quella di bimbo, poi di giovinetto, poi di adulto e poi infine di anziano.
Accade poi che in seno all'umanità queste quattro fasi siano coincidenti per una certa percentuale di individui che sono nati più o meno nello stesso periodo. Ciò fa sì che si creino naturalmente quattro fasce di raggruppamenti di età che danno una caratteristica precisa alla composizione strutturale dell'umanità.
Si identificano così le quattro fasce esperienziali di età che nel loro insieme rappresentano da sempre la caratteristica specifica della specie umana: la fascia dell'infanzia, la fascia della gioventù, la fascia della maturità e la fascia della vecchiaia.
Presso tutti i popoli della Terra queste quattro fasce hanno determinato un preciso riflesso di esigenza sulle loro strutture sociali in dipendenza delle necessità e delle caratteristiche che ciascuna di queste fasce poteva manifestare.
Ancora oggi si organizzano asili e scuole per gli individui appartenenti alla fascia dell'infanzia. Si sviluppa un contesto di apprendistato sociale per i giovani che varia da una zona geografica all'altra del nostro pianeta: alcuni popoli cosiddetti primitivi sviluppano i riti iniziatici che li inseriranno nell'economia storica e sociale delle loro tribù, altri popoli, come accade in occidente, sviluppano invece scuole professionali che li inseriranno nei ruoli di futuri operai specializzati o dirigenti d'azienda.
Ancora oggi inoltre, si creano idonee strutture sociali in grado di utilizzare le capacità operative degli individui adulti per poterli indirizzare in attività produttive, nelle arti, nei mestieri e nella pratica militare. E qui sempre in dipendenza della latitudine geografica del pianeta o del periodo storico abbiamo l'esempio delle corporazioni di mestieri, delle strutture militari dei vari eserciti, degli ordini religiosi, ecc. Per ultima, per quanto riguarda la fascia degli anziani essa ha rivestito da sempre, presso tutti i popoli della Terra, un ruolo molto importante per la società in cui si esprimeva. L'anziano ha sempre rappresentato colui che aveva tratto esperienza dalla sua vita e che costituiva, di conseguenza, un prezioso strumento in grado di trasmettere conoscenze sociali e morali alle generazioni giovani che gli sarebbero poi succedute. Per millenni ha rappresentato lo strumento insostituibile della continuità delle stesse caratteristiche sociali in cui era nato e cresciuto. Fatto importante per l'identità di tutti i popoli della Terra.
Sul piano globale dell'intera umanità che vive sul pianeta, nel corso di innumerevoli millenni, questa fascia di età si è fatta portatrice dell'esperienza dell'umanità stessa, comprensiva della sua identità di specie e delle modalità di rapporto con l'esistenza in cui l'uomo si trova a vivere. Portatrice di una tradizione in grado di accompagnare lo sviluppo dell'umanità dalle sue radici arcaiche al futuro...verso le stelle.
Tuttavia proprio in questo ultimo millennio è accaduto qualche cosa che dopo tempi immemorabili è venuto inspiegabilmente a turbare il prezioso equilibrio su cui si fonda l'identità dell'umanità. Un evento che richiama la nostra attenzione ad una necessaria analisi dei fatti.
Con l'avvento della società industriale la fascia degli adulti è stata identificata, dai fautori di questa teoria economica, come la fonte di una inesauribile forza produttiva utile. Una forza produttiva da sfruttare economicamente e da corteggiare politicamente. Per motivi senz'altro validi, questa fascia si è lasciata utilizzare ed ha sviluppato una sua precisa identità che si è separata dalle esigenze e dalle caratteristiche delle altre fasce esperienziali a cui prima era collegata. Basti pensare al concetto di "dittatura del proletariato" che prevede il ruolo guida della classe dei lavoratori, riferibile appunto alle persone in età produttiva, ovvero la fascia degli adulti in questione.
Questo evento, che priorizza e porta ad emergere in forma distinta una fascia di età sulle altre, ha frantumato il sistema naturale dell'identità esperienziale dell'intera umanità, ponendo in stato di subordinazione le altre fasce esperienziali rimanenti che sono state spinte ad una loro autonomia generazionale forzata.
Di conseguenza, oggi esistono fasce di età che si trovano ad essere distanti tra di loro e non sono più in grado di intercomunicare. Addirittura si sono venute a creare delle isole generazionali che sono in conflitto tra di loro.
E' andata perduta una comune identità nel concetto di umanità. Si è perso lo scambio esperienziale tra le generazioni. E' scomparsa la solidarietà tra gli uomini. In questa situazione avvengono eventi sociali che non coincidono più con le esigenze dell'evoluzione individuale di ogni uomo.
Viene data poca importanza alla fascia dell'infanzia. I bimbi sono lasciati a loro stessi nella loro apparente innocenza a far da soprammobili, isolati dal contesto generale della società senza ricevere il giusto aiuto attraverso il quale trovare gli strumenti che possano servire loro per crescere in armonia e padroni del loro futuro. Spesso lasciati in mano ad adulti che li trattano come proprietà personale e oggetto della loro isteria o peggio delle loro peggiori depravazioni. E' comunque una fascia esperienziale che guarda gli adulti in genere con molto sospetto e tanta critica. E' un micro-universo con processi relazionali che gli appartenenti alle altre fasce non immaginano neppure che esista e che soprattutto hanno dimenticato nel loro isolamento forzato di fascia di appartenenza.
In questa situazione anomala c'è poi la fascia dei giovani. Anch'essi sono tenuti isolati e non sono resi partecipi delle vicende e dei problemi degli adulti. L'attenzione che si dà ad essi riguarda essenzialmente il loro idoneo inserimento nell'apparato produttivo, condizionato da interessi che calpestano i loro reali bisogni. Sono avviati all'apprendimento del loro futuro sotto l'ipoteca dei soli bisogni della fascia degli adulti. I giovani hanno comunque una relativa libertà di azione. Se la godono a più non posso, ad un passo dalla fine del loro eden giovanile che perderanno non appena saranno adulti che ricorderanno come una mitica era di felicità perduta, schiacciati da regole sociali ancora più complesse e intolleranti di quanto avessero vissuto e immaginato. Compressi nei ritmi di lavoro, nei bisogni della famiglia, nell'impossibilità di vivere più fluidamente da individui liberi...
Infine, tra le fasce lasciate a se stesse, c'è quella degli anziani. Essi, sul piano generazionale, rappresentano i più colpiti dalla frantumazione dell'identità unitaria dell'umanità.
Oggi, a differenza del passato, gli anziani contano ben poco nella società moderna e industrializzata. Non hanno più un vero e proprio posto. Sono divenuti ospiti in casa propria come si suol dire.
Al di là delle belle parole e dei principi dei diritti civili, in tutte le società consumistiche essi rappresentano unicamente un solo problema: il problema di come eliminarli. E questa non è una analisi meramente brutale.
E' infatti storia recente di come in Paesi della cosiddetta evoluta Europa si tenda a negare ufficialmente l'assistenza medica agli anziani perché non c'è più posto per loro, perché sono di peso per le amministrazioni locali, perché sono troppi e l'assistenza costa troppo per loro....che non hanno più nulla da offrire sul piano dello scambio di prestazione produttiva.
In questa prospettiva possiamo citare quanto riportano i media, che recitano sempre più spesso dagli schermi televisivi e dalle pagine dei giornali il loro stupore per la presenza degli anziani nella società, allarmati dall'aumento progressivo della popolazione anziana a discapito di quella giovane e produttiva. Non è da dimenticare poi il continuo richiamo da parte delle autorità religiose verso gli anziani perché assumano comportamenti riservati e dignitosi per la loro età, perché si tolgano di torno in definitiva...
Sembra sempre più chiaro che gli anziani oramai dopo la rivoluzione industriale non abbiano più posto nel consesso umano e siano di peso nell'attuale società.
C'è di che esserne sconvolti. Un evento del genere poteva essere accettabile per quanto riguarda epoche oscure dell'umanità, quando per esigenze religiose gli anziani venivano sacrificati a favore della sopravvivenza di tribù primitive ridotte al lume della loro sopravvivenza.
Possiamo ricordare il caso degli eskimesi. Sulla spinta delle loro credenze religiose, gli anziani, quando erano malati senza speranza o incapaci di autosostenersi, abbandonavano il nucleo sociale per andare a morire tra i ghiacci per non dover pesare sulle scarse risorse dei loro figli...Un crudele obbligo sociale per un atto di amore che un giorno sarebbe toccato rispettare ai loro stessi figli divenuti vecchi. Una crudele tradizione etnica che cercava di far sopravvivere la specie in mezzo ad una situazione ambientale del tutto avversa.
Ma il popolo eskimese ha pagato a caro prezzo questa consuetudine religiosa. Se da una parte le congreghe dei loro sciamani, quale gruppo di intellighenzia etnica, sono riusciti ad assicurarsi un loro spazio politico che dava continuità alle credenze religiose, dall'altra, la mancanza di un riferimento alla continuità della cultura e della trasmissione di esperienza da parte degli anziani ha inferto un duro colpo al popolo eskimese.
Infatti oggi, grazie all'assenza degli anziani, possiamo vedere come non esiste una vera e propria civiltà eskimese. E' un popolo ingenuo, senza cultura, destinato ad essere preda dei predicatori, condannato ad errare sui ghiacci senza risorse e prospettive concrete... Ma quelli, erano altri tempi. Tempi che affondavano nell'ignoranza religiosa. Tempi in cui esisteva anche il cannibalismo rituale, quando si uccidevano gli dei per poi mangiare il loro corpo per entrare in comunione con la dimensione del divino.
Tempi selvaggi, tempi di barbarie... che oggi non dovrebbero esserci più.
Oggi, alle soglie del "duemila", dopo che l'uomo è stato in grado di vincere barriere del sapere e dello spirito, dopo la conquista della lontana frontiera dello spazio, ci si aspetterebbe qualche cosa di meglio e di assolutamente diverso da quanto accadeva presso gli Eskimesi. Invece dobbiamo confrontarci ancora con gli stessi problemi...
A questo punto non possiamo non chiederci se ci è sfuggito qualche cosa nella nostra analisi. L'interrogativo che ci sorge spontaneo e inquietante è quello di domandarci da chi è realmente dominata l'umanità. Da creature infernali che odiano l'uomo? Da malvagi extraterrestri che hanno conquistato a nostra insaputa la Terra ed hanno soggiogato l'umanità schiavizzandola per i loro oscuri fini?
E' evidente che non è così, almeno si spera, ma il problema rimane egualmente. Da qualche parte, individui che sembrano non avere nulla a che fare con il genere umano hanno impostato una società mutilata nella sua integrale essenza di specie, a loro uso e consumo per trarre un loro imprecisato vantaggio. Come è possibile tendere all'eliminazione di coloro che sono nati, cresciuti e che hanno dato un contributo indispensabile alla società? E' evidente, come si è detto, che c'è qualcuno che non è del consesso umano e che usa l'umanità per avere degli schiavi per perseguire obiettivi che non hanno nulla a che fare con gli interessi dell'umanità stessa.
Il problema dell'esclusione dell'anziano dal contesto sociale è molto complesso e non è da attribuirsi esclusivamente ad un discorso di asservimento ad obiettivi di natura economica. Ci sono problemi anche di tipo idealistico. Basti vedere come alla distruzione dell'identità globale dell'umanità e quindi della sua forza unitaria abbia contribuito anche l'impostazione della famiglia chiusa, identificabile alla dimensione specifica della coppia della fascia degli adulti. Evento che ha distrutto lo spazio di gruppo in cui in precedenza si incontravano tutte le fasce esperienziali dell'umanità e che potendo comunicare tra di loro mantenevano una dimensione che univa le generazioni in una sola identità globale. In una grande forza per lo spirito e per la società dell'uomo....
Certamente le due cose insieme, quella di natura economica e quella di tipo ideologico, hanno fatto precipitare la situazione. Viene da pensare a quel che è successo agli eskimesi...
Nel problema dell'isolamento degli anziani ci sono aspetti che mostrano una dimensione di sofferenza che non tocca solamente l'umanità nel suo insieme, ma che travolge gli individui nel loro privato senza scampo e senza alcuna pietà.
Infatti, le conseguenze dell'isolamento della fascia degli anziani dal contesto produttivo comporta una serie di problemi che non sono solo di ordine economico e assistenziale. L'uomo che esce dalla fascia dell'età produttiva degli adulti si trova ad affrontare un vero e proprio esilio dalla dimensione sociale in cui viveva e trovava la propria identità. Oggi, l'uomo vive in una società che ha creato nuclei ristretti di convivenza, cioè la famiglia improntata al modello dominante della coppia che si attiva nella fascia degli adulti, i quali si reggono su una propria economia di eventi, specifica di questa fascia generazionale. E quando una coppia invecchia, le due persone che la sorreggono si trovano ad uscire dall'area produttiva che consentiva ad essi l'uso di uno spazio di gruppo e alla socialità che esso offriva. Entrambi si trovano ad essere soli, senza più contatti con lo spazio produttivo in cui si identificavano. Addirittura incapaci, per via di molte difficoltà che affiorano in questa fascia di età, di sviluppare relazioni interattive di tipo costruttivo con gli altri membri della stessa fascia di appartenenza, rimasti anch'essi soli.
Ed è terribile, per chi ha vissuto per tutta la vita identificandosi in un contesto vitale di relazioni umane, trovarsi all'improvviso ad esserne buttato fuori. Escluso da quella dimensione che era stata vissuta come fosse la sola realtà in cui vivere. Esclusi dal proprio mondo, dalla propria casa.
Nello sconvolgimento dell'equilibrio delle quattro fasce generazionali, l'anziano va quindi incontro ad uno stato di sofferenza che è molto più profonda della sola mancanza di assistenza e che è rivestita di una crudeltà inaudita che è ancor più inutile di quanto ci si possa immaginare.
Con la sua emarginazione, l'anziano viene di fatto condannato ad una morte civile. Solitudine, incomprensione, senso di inutilità sono una pena comminata gratuitamente a degli innocenti e indifesi che hanno avuto il solo torto di credere senza mai domandarsi nulla. Ma occorre dire che il problema degli anziani non è però solo un problema relativo alla loro fascia generazionale. Non si può pensare stupidamente che, tutto sommato, in questo grande campo di concentramento chiamato Terra ci è andata bene perché siamo giovani e che tanto il problema rimane solo degli anziani.
Il loro rappresenta un problema per tutti. Tutti infatti, dal più giovane al più maturo, si troveranno ad entrare inevitabilmente nella fascia in questione.
E allora non ci sarà più ritorno per nessuno...
NEC news giugno 94