MEDITARE IN LIBERTÀ
CON LA MUSICA DEL VUOTOdi Giancarlo Barbadoro
Il vero senso della storia - L'antica civiltà planetaria del megalitismo - L'eredità esoterica dell'antica civiltà solare - Il dono tradizionale della musica del Vuoto - Le proprietà esperienziali e di benessere interiore della musica del Vuoto - I problemi del training di apprendimento didattico della meditazione - Meditare in libertà, senza ipoteche devozionali, con la musica del Vuoto
La storia come viene raccontata e proposta dalla paleontologia è spesso discorde e accade molte volte che le date degli eventi vengano modificate e si spostino sempre più all'indietro di quanto si era immaginato.
Questa e' la posizione di una certa parte della scienza fondata spesso sull'intuizione e sull'interpretazione personale. Basata più sull'attendibilità del ricercatore che sui dati complessivi conosciuti.
Di ben altro avviso è la cultura dell'esoterismo che, avvalendosi della trasmissione di antiche tradizioni orali, ha una visione più precisa del passato. Il mito non è più solamente un racconto fine a se stesso, ma il supporto narrativo di precise conoscenze che sono riuscite a attraversare i millenni e costituiscono ancora oggi la struttura portante della tradizione della meditazione.
Del resto, per rendersi conto della validità cognitiva della narrazione dei miti, basta prendere ad esempio quanto Platone spiegava sul mito di Fetonte. Il mito era conosciuto dai più come la narrazione della caduta del carro celeste del sole guidato dal figlio inesperto che l'aveva sottratto al padre, in realtà esso riportava la cronaca della caduta di un bolide celeste sulla terra dove aveva provocato grandi distruzioni. E Platone aggiungeva pure in proposito che era ben al corrente che questo era solo uno tra "i tanti che si muovono intorno alla terra".
Secondo la tradizione della meditazione la storia dell'uomo è rappresentata in modo ben diverso da quanto si conosce ordinariamente. Secondo essa migliaia di secoli fa esisteva una civiltà molto progredita nel campo delle scienze e del mondo interiore dell'uomo, forse persino più avanzata tecnologicamente di quella attuale.
Le sue vestigia ricoprono ancora oggi il nostro pianeta e testimoniano il mistero e le conoscenze di questa civiltà. Luoghi particolari come Stonehenge, Carnac, Machu Picchu e Nazca e tradizioni mitiche come quelle di Atlantide o di Quetzacoatl sono il segno di una civiltà che ha dato vita ad una tradizione ancestrale che accompagna l'uomo, da sempre, nella sua avventura nell'Infinito.
Ma il megalitismo è molto più antico di quanto si crede. Gli stessi antichi druidi ammettevano che erano stati costruiti prima ancora del loro arrivo sulle terre che poi avrebbero abitato e non furono altro che dei continuatori delle antiche conoscenze. Il loro rifacimento a posteriori dei monumenti megalitici, nella continuazione dell'opera dei loro maestri, i Thuata de Danaan, non va confusa con l'opera originaria. Probabilmente antica quanto l'uomo.
Questa arcaica civiltà, che trova la sua identità nell'antico sciamanesimo solare, produsse esperienze dello spirito che sono ancora oggi il cardine del pensiero moderno. La sua cultura priorizzava il rapporto diretto dell'uomo verso l'esistenza e si spinse verso i limiti più lontani dell'esperienza umana sperimentando la conoscenza dello Shan, ovvero della metafisicità del Vuoto, la reale natura dell'esistenza quale è nel suo aspetto effettivo, posto al di fuori dell'interpretazione sensoriale e storica dell'uomo. Ma questa antica civiltà non è mai scomparsa, si è solamente trasformata adattandosi ai tempi per essere meglio compresa dall'umanità....
In questo modo è stata trasmessa l'esperienza della meditazione e di tutta la cultura esoterica che la supportava. Un compito importante per tutta l'umanità di cui oggi possiamo godere per l'impegno e la dedizione impiegate.
La meditazione è un importante strumento esperienziale, basato su una proprietà evolutiva totalmente naturale, che può rispondere alle esigenze fondamentali dell'uomo che cerca di capire e di vivere il significato reale della propria vita. L'esperienza della meditazione è fondamentale poiché essa consente di realizzare un benessere psico-fisico, di imparare a conoscere meglio se stessi e gli altri e di rispondere al richiamo personale del Trascendente.
Dalla tradizione dell'antico sciamanesimo solare, tra le varie conoscenze che ci sono giunte, tramandate sino a noi attraverso i secoli, abbiamo avuto la possibilità di accedere anche alla conoscenza e all'utilizzo della musica del Vuoto.
Questa forma musicale riveste una particolare importanza nel campo della meditazione poiché rappresenta uno straordinario strumento esperienziale che è in grado di operare in maniera benefica e armonizzante sul piano psico-fisico dell'uomo e di stimolare le proprietà creative di questi a piani superiori di evoluzione interiore.
Abbinata alla meditazione, per cui fu specificatamente realizzata, questa particolare musica consente di attuare oggi, nella pletora delle metodologie dell'interiore, un facile approccio alla sua esperienza.
La capacità della musica di agire sulla psiche non è certamente una novità, in quanto la musicoterapia esiste ed usata in molte occasioni di cura dei disturbi psicosomatici. Oggi infatti con la musica vengono curate tanto depressioni psichiche quanto disturbi cardiaci e molte cliniche specializzate non disdegnano di applicarla accanto a tecniche mediche ortodosse.
Tuttavia occorre precisare che l'azione prodotta dalla musica del Vuoto non ha nulla a che vedere con gli effetti della musica ordinaria, per quanto quest'ultima possa essere efficace.
La musica del Vuoto non porta solamente ad una condizione di benessere psicofisico, ma catalizza anche, e soprattutto, l'accesso all'esperienza del silenzio interiore che per il meditante rappresenta la porta esperienziale sull'infinito.
La musica ordinaria non fa altro che agire sul piano emotivo del paziente, coinvolgendolo in una somatizzazione positiva che lo porta ad una apparente guarigione, assolutamente precaria e disastrosa, in caso di ricaduta, per il morale dello stesso paziente.
Al contrario, la musica del Vuoto è in grado di operare in maniera concreta e in profondità, alla radice della patologia, agendo con effetti riflessologici sul cervello, nel caso di una terapia psicofisica, e con una sollecitazione archetipale sul piano esperienziale dello spirito. In questo modo essa sollecita una effettiva armonizzazione dei tre piani umani di corpo-mente-spirito e, ciò che più conta, la stabilizza in forma permanente.
Nella logica compositiva ordinaria il compositore trasmette, attraverso la sequenza delle note, un messaggio che corrisponde ad una propria intuizione emotiva. Chi ascolta non può ricevere altro che questo messaggio e parteciparvi sul piano della stessa dimensione emotiva del compositore. La musica, in questo caso, diviene un fattore culturale che può operare solamente nell'ambito di una medesima dimensione culturale. Per tale motivo esistono e si distinguono tra di loro musiche come quella latina, quella indiana, quella araba, quella giapponese, ecc.
Nella musica del Vuoto, al posto dell'intenzione del compositore, c'è l'archetipo della natura intima e reale dell'esistenza espressa in una serie di fonemi che per una parte è d'ordine matematico e per il resto di pura esperienza. Chi l'ascolta è sollecitato all'evoluzione di tutto il suo essere. Il corpo e la mente si rimodelleranno su archetipi armonici in grado di produrre salute e benessere. Lo spirito si troverà ad essere sollecitato e facilitato ad un risveglio interiore che lo porterà ad affacciarsi sul mistero del vuoto. La musica del Vuoto diviene un efficace strumento esperienziale in grado di operare come una sorta di agopuntura dell'interiore sul piano globale dell'individuo.
La musica del Vuoto è stata oggetto anche di ricerca in campo strumentale e i risultati hanno confermato la rilevazione soggettiva di coloro che la applicavano. Sotto monitoraggio EEG è risultata ad esempio la produzione di onde cerebrali di tipo alpha, ovvero quelle del rilassamento e del benessere psicofisico, e onde cerebrali di tipo theta, solitamente molto più rare da rilevare e che sono in relazione alla manifestazione di stati di coscienza propri della meditazione profonda.
Oggi la musica del Vuoto è sperimentata nelle scuole come importante supporto per l'attività di corsi tesi all'ottenimento di un migliore rendimento dell'attenzione e della capacità di studio scolastico degli allievi. Non mancano le applicazioni di supporto anche da parte di vari enti culturali che nella proposta di discipline introspettive trovano nella musica del Vuoto un valido contributo per il loro lavoro. L'utilizzo della musica del Vuoto nell'esperienza della meditazione non presenta particolari difficoltà. Il suo ascolto deve essere attuato in una condizione particolare di disponibilità personale che permetta di recepirne gli effetti esperienziali.
Questa condizione è sancita da due importanti elementi esperienziali rappresentati per prima cosa dall'attuazione di una disponibilità esteriore, semplificata ad esempio dal fatto di assumere una postura a gambe incrociate, comodamente seduti su un cuscino e, in seconda istanza, dall'attuazione di una disponibilità interiore, facilitata dalla consapevolezza e dalla chiarezza cognitiva dell'esperienza intrapresa.
Utilizzare in seguito la musica del Vuoto è facile. Basta sedersi e ascoltarla senza seguire la melodia, per quanto possa essere affascinante, lasciandosi avvolgere da essa come in un bagno purificatore. E' la musica stessa che opera, ponendosi come uno specchio in cui le deformazioni psicofisiche e esperienziali sono corrette, per presentare alla coscienza il giusto modello armonico a cui aderire, in sintonia con la natura reale dell'esistenza.
Non occorre un lungo tempo di applicazione per realizzare un'esperienza personale a mezzo della musica del Vuoto. E' sufficiente sedersi in postura, senza avere fretta ne avere aspettative, quindi disporsi all'ascolto della musica. La sua specifica struttura archetipale si offrirà alle funzioni cerebrali come una sorta di riferimento di base sul quale armonizzarsi.
La musica del Vuoto non impone una azione plasmante sull'individuo. Non agisce, come la musica ordinaria, attraverso stati emotivi che possono attivare o calmare la psiche. La sua azione è quella di indurre una risposta armonizzatrice, completamente naturale, sulle funzioni di base dell'attività cerebrale che investono tutto l'organismo dell'individuo, dal piano fisico a quello mentale, producendo una inevitabile esperienza sul piano spirituale.
Meditare con la musica del Vuoto consente di ottenere subito, sia per i principianti che per coloro che già praticano da tempo, i benefici che sono propri della meditazione, secondo le proprie esigenze personali. Senza essere costretti a gravosi impegni di tempo e di ipoteca devozionale. Ma soprattutto consente di poter meditare in completa libertà. In particolare, la meditazione, con il supporto di questa particolare musica, è una importante occasione per potersi accostare per la prima volta alla pratica della meditazione, secondo le proprie specifiche esigenze individuali, senza dovere sostenere l'impegno e i rischi di un training didattico.
Per quanto la meditazione sia una esperienza naturale e quindi di facile accesso a chiunque voglia sperimentarla e viverla, purtroppo per via dei numerosi condizionamenti dell'ovvietà quotidiana, che tengono lontani dall'esperienza del piano reale dell'esistenza, spesso è necessario reimpararla. Pertanto per apprendere la corretta pratica della meditazione si ritiene necessario l'attuazione di un serio training didattico. Tuttavia questo training comporta una serie di problemi da non sottovalutare e che costituiscono molte volte il motivo per cui il pubblico tende ad accostarsi ad essa con difficoltà e anche qualche volta con diffidenza.
Nel corso di un qualsiasi training didattico, giustamente necessario per l'apprendimento delle tecniche della meditazione, può accadere, se non si hanno le idee chiare, di essere sottoposti ad una serie di pesanti inconvenienti che possono portare ad inibire o addirittura impedire l'idoneo utilizzo della meditazione. Questi inconvenienti si possono identificare nell'azione di tre precisi elementi di interferenza con l'esperienza della meditazione. Il primo di questi è rappresentato dalla richiesta, da parte dell'ente didattico del caso, di un considerevole impegno personale in tempo e in denaro che non sempre ci si può permettere.
Molti enti dicono di insegnare la meditazione ma in realtà soggetti ad una logica di potere dei loro responsabili, che nella meditazione vedono solo una fonte di affari alle spalle della buona fede dei propri associati, mirano a dilazionare l'insegnamento per produrre una aspettativa che porti alla dipendenza e per chiedere ingenti somme di denaro.
Il secondo di queste interferenze esperienziali è costituito dalla possibilità di essere coinvolti dalla natura confessionale o di lucro dell'ente che insegna le tecniche di meditazione.
Troppo spesso chi vuole praticare la meditazione si trova ad essere coinvolto, suo malgrado, da proposte che non hanno nulla a che vedere con la stessa meditazione.
Esistono infatti molte forme religiose, esoterismi e sette che propongono a modo loro l'esperienza della meditazione. E quanti la vogliono praticare, ignari della natura confessionale dell'ente che gliela propone, debbono accettare di farlo attraverso la pratica devozionale, rimanendo soggetti a morali di gruppo che certamente non favoriscono la l'idonea attuazione dell'esperienza. Inoltre, chi accetta questo inconcepibile ricatto si trova ad affrontare un cammino dominato dalla figura di maestri dalle rimembranze paterne e sicuramente non gestibile da parte dell'Allievo, destinato a rimanere per sempre tale, soggetto ad una disciplina ideologica e al potere di vertici alle volte sconosciuti.
Il terzo e ultimo problema del training didattico di apprendimento della meditazione è rappresentato dalla possibilità di essere sottoposti, senza rendersene conto, all'estro di sedicenti maestri che, giustificando il loro operato con le necessità presunte dell'insegnamento, approfittano dei loro allievi plagiandoli e usandoli per i loro fini personali.
Ci sono infatti improvvisati maestri che insegnano la meditazione senza neppure avere idea di dove essa abbia inizio e di dove conduca. Spinti da un personale desiderio di affermazione sugli altri, costoro sfruttano abilmente l'innato bisogno umano di crescere esperienzialmente nell'esistenza, proponendo metodi empirici che sono essenzialmente tesi ad affermare il loro personale plagio morale. Affidarsi ad essi significa forse apprendere qualche nozione utile, ma al prezzo di essere guidati verso incognite pericolose per la dignità e l'integrità dell'individuo e per la idonea qualità della stessa esperienza della meditazione che si intende realizzare.
L'essere soggetti ad uno di questi tre elementi rende difficile l'accesso libero e lineare all'esperienza della meditazione e impedisce l'utilizzo immediato dei benefici psicofisici e spirituali che essa consente. Anzi decisamente li ostacola. Tutto ciò, oltre a danneggiare chiaramente l'interessato, scoraggia anche l'approccio con l'importante strumento formativo che è rappresentato dalla meditazione.
D'altro canto ci si può chiedere come si possa accedere all'esperienza della meditazione senza l'apporto di questo impegnativo training didattico. Anche se la meditazione rappresenta l'attuazione di un processo evolutivo che esiste liberamente in natura, riuscire a realizzare da soli, senza una guida, i benefici di questa pratica può risultare quasi impossibile.
Nella considerazione dei problemi derivanti dal necessario training di apprendimento didattico, la musica del Vuoto rivela il suo ruolo alternativo a questo stesso training proponendosi come elemento catalizzatore di supporto alla meditazione e sostituendosi di fatto alla figura dell'istruttore-maestro.
Attraverso l'utilizzo della musica del Vuoto, il meditante può infatti meditare da solo e senza indesiderati impedimenti, sperimentando l'esperienza di essere il solo maestro di se stesso. Una condizione esperienzialmente vantaggiosa, soprattutto nel primo approccio con la meditazione, quando non si è in grado di capire molto dell'esperienza che si sta affrontando, né dei termini metodologici con cui essa si deve sviluppare.
Questa particolare musica può servire, infatti, come una individuale guida interiore per una facile e utile pratica della meditazione, senza doversi sottoporre agli inconvenienti di un qualsiasi training didattico, per lo meno nell'accesso propedeutico alla meditazione. Uno strumento personale che può consentire una meditazione senza vincoli, nel soddisfacimento reale dei propri bisogni spirituali.
Tuttavia, al di la' dei problemi rappresentati dal training didattico, la meditazione con la musica del Vuoto può essere utile anche a coloro che già la praticano, ma incontrano delle difficoltà ad ottenere determinanti e immediati risultati per ordinari motivi di tempo e di attitudine personale. Oppure può risultare utile per quanti sentono il bisogno di mettere ordine nella loro lunga serie di esperienze autodidatte e discontinue e non sanno più che fare.
In ogni caso la meditazione con la musica del Vuoto può servire, più specificatamente, a coloro che cercano una prassi più semplice della meditazione stessa, che possa essere di supporto e che affianchi quella già praticata secondo metodi magari validi ma troppo complessi che rimandano al futuro, con tempi molto lunghi, i benefici e il benessere promessi e appena intravisti.
NEC new febbraio 98