I SIMBOLI DELL'ANTICA
CONOSCENZA DRUIDICA


Odino e la conquista delle Rune

Il mito narra che Odino, dopo la disputa avvenuta tra gli Asi e i Vani, aveva preso il suo posto sul trono nella città di Asgard ma che tuttavia non sembrava essere tranquillo della posizione emergente di Tyr, il dio della guerra, temendo che la sua fama potesse minacciare il suo ruolo di re degli Dei.
Loki, il misterioso dio che già in precedenza lo aveva aiutato nella lotta contro i giganti, vedendolo preoccupato si recò da lui e gli consigliò di fare qualcosa per consolidare meglio il suo potere proponendogli l'idea di tentare la conquista di una conoscenza superiore.
Odino non rimase indifferente a questo invito. Tanto più che già in passato, per divenire re di tutti gli Dei, si era già recato alle radici dell'Yggdrasil, l'albero cosmico della vita, per poter bere dalla coppa del Graal un sorso d'acqua dalla fonte della conoscenza. Addirittura non aveva esitato a donare un occhio a Mimir, il gigante che era il custode della fonte.

Le rune usate per la divinazione dagli sciamani dell'antico druidismo

Dopo che aveva bevuto il sorso d'acqua pattuito dalla coppa che Mimir gli aveva porto, aveva portato via con sé la coppa stessa per tentare di evocare altra nuova conoscenza. Una coppa che poi gli servirà per contenere l’idromele, la bevanda in grado di suscitare il dono della poesia, della profezia e di svelare il segreto dell’immortalità, offerta agli eroi del Wallhalla.
Ma la conoscenza che poteva contenere la coppa, riferita al suo breve sorso, era ancora troppo poca e aveva bisogno di poterla ampliare.
Così Odino accetta il suggerimento di Loki e si sottomette a quanto questi gli suggerisce. Si sottopone a dare in sacrificio se stesso a se stesso. Lo scopo è di morire per rinascere, rigenerato dall’esperienza, ad una maggiore conoscenza di sé e delle cose.
Il mito narra che Odino si fece legare ad un albero di frassino che incarnava l’albero cosmico dell’Yggdrasill per rimanervi appeso per un certo tempo. Alcune narrazioni più recenti dicono che fu impiccato e trafitto da una lancia, altre più antiche raccontano che fu solamente appeso e lasciato nel più completo digiuno.
Nella narrazione del mito nordico del sacrificio rituale di Odino si intrecciano elementi cosmologici che cercano di manifestare il significato mistico dell’evento da cui la mitologia vuol fare risalire la nascita trascendente delle Rune.
Un rito che sembra molto simile a quello dell’"odhr", il rito dell’estasi ottenuta attraverso una forma di appendimento e di soffocamento, conosciuto nelle pratiche degli sciamani siberiani. Un sacrificio rituale ricorda anche le prove iniziatiche per la ricerca della “visione” che erano praticate nella Danza del Sole dei nativi nord-americani dove il soggetto si appendeva, sostenuto con dei lacci, ai fasci muscolari dei pettorali, all'interno delle "capanne del vapore".
Dopo un lungo periodo di tempo che sembra non finire mai, mentre è appeso all’albero dell’Yggdrasill, ormai sfinito dallo sforzo, Odino guarda verso il basso ed ha una “visione” e vede le Rune che gli compaiono posate al suolo a formare un cerchio.
Le osserva e comprende il loro significato. Sa di essere giunto al termine della sua esperienza sacrificale. Si sporge per raccoglierle e si libera naturalmente dai legami che lo trattenevano e può finalmente scendere dall’albero. La mitologia nordica della conquista delle Rune dice che dopo nove giorni e nove notti, Odino è liberato dal suo supplizio per accedere alla conoscenza completa del Tutto.
Quando scende dall’albero a cui era appeso trova la coppa Bragafull con l’idromele, da cui beve riuscendo a riprendere forza.
Ora possiede il segreto delle Rune, il misterioso alfabeto attraverso cui il potere del cosmo può essere evocato e che fa di lui un Dio senza limiti, divenendo egli stesso questo potere.
Le Rune infatti, prima di essere segni di un alfabeto, si manifestano soprattutto come entità magiche che contengono il segreto dell’esistenza e ne permettono l’accesso. In ciascuna di esse, nei simboli che manifestano, è concentrata la conoscenza archetipale di una parte dell’esistenza che può essere conosciuta o manipolata per l’ottenimento di vari obiettivi. Non per nulla il significato attribuito alla parola Runa nelle lingue norrene è propriamente quello di “segreto” o “mistero”.
La conquista delle Rune riconferma il potere di Odino che rimane il re incontrastato degli Dei, i quali possono così continuare a regnare felici sull’universo e sul mondo degli uomini senza ulteriori problemi.
I loro simboli, severi e misteriosi, riflettono archetipi di vita ordinaria e di valori metafisici che troviamo riuniti in una sola matrice, legati tra di loro in una catena sequenziale di significati magici e spirituali. In passato erano usati per comunicare messaggi religiosi o per esprimere le ultime volontà dei defunti. Gli sciamani usavano questo alfabeto per scrivere parole augurali e portafortuna per chi ricorreva ai loro servigi.

Le rune hanno un riscontro di significato simbolico con le 22 lamine dei Tarocchi

L'alfabeto originale delle 22 rune è sovrapponibile a quello dell'alfabeto "shannar" del druidismo sciamanico e con quello dell'"alfabeto esoterico" dell'ebraismo. Ha mantenuto anche riscontri di significato simbolico con le 22 lamine dei Tarocchi e il "Libro dell'Apocalisse" relativo alla Bibbia nella sua versione cattolica.
Oggi l’uso delle Rune è molto complesso e riflette ancora l’antico utilizzo magico e spirituale. C’è chi se ne serve per divinare il proprio futuro, o chi le usa come pagine di un sacro libro che contiene una profonda conoscenza esoterica, c’è infine chi le usa come amuleti per proteggersi dalla cattiva sorte. Indubbiamente le Rune sono oggetti intriganti che inducono a cedere alla suggestione e portano a seguire percorsi di magia e di fantasia che si perdono in spazi, spesse volte inesplorati, della vita.
Molte volte sembra di non riuscire a dare un posto preciso a questo insieme di simboli e la loro identità sfugge negli orizzonti che essi stessi tracciano come fossero una porta misteriosa che si apre sugli angoli più oscuri e inesplorati del mondo.
Secondo l'Edda, il poema che racchiude le antiche tradizioni del nord, le rune rappresentano il prezioso strumento attraverso il quale gli antichi dei hanno lasciato all'umanità della "nuova terra" il sapere custodito dalla loro tradizione.
Dopo la scomparsa degli dei di Asgard, a seguito del Ragnarok un evento che decretò la loro scomparsa di scena dalla storia del pianeta, sulla terra rimasero due esseri umani, sopravvissuti alla catastrofe planetaria poichè si erano messi al riparo di un bosco magico. Da loro rinascerà la nuova stirpe umana.
E sarà allora che il ruolo e il potere delle Rune si riveleranno in tutta la loro potenza cosmica. Le rune consentiranno infatti di ricostruire sull’antica terra sconvolta una rinnovata civiltà per una nuova umanità felice e sapientemente forgiata sulle antiche esperienze vissute.
Una umanità che saprà ricordare i tempi antichi, ma che guarderà anche alle stelle per tracciare il proprio futuro di conoscenza e di libertà insieme all’amore che avrà imparato a conoscere e a vivere con le altre creature del cosmo.
Tutto questo, leggendo e interpretando la profezia delle Rune, ricordo e dono di antichi Dei che hanno terminato il loro ciclo cosmico nell’universo, ma che continueranno a vivere nel comune mistero in cui tutto trova significato.



L'Yggdrasil, l'albero cosmico della vita

L’Yggdrasill, l’albero cosmico ai cui rami si appende Odino, riveste un ruolo cosmologico importante e significativo presso gli antichi popoli nordici.
Secondo la mitologia celtica l’albero regna su tutto l’universo. Le sue fronde e le sue radici si estendono attraverso i tre Mondi che costituiscono il sistema in cui vivono gli uomini e gli Dei.

L'Yggdrasil in un disegno ottocentesco

Le sue fronde raggiungono il Mondo superiore, il suo tronco passa in mezzo al Mondo di mezzo, Midgard, e le sue radici si estendono in tutto il Mondo inferiore. I suoi rami abbracciano tutti e nove i Mondi dell’universo, dal Mondo degli Asi a quello degli Elfi, da quello degli uomini a quello dei morti e dei nani.
In cima all’Yggdrasill è appollaiata un’aquila.
Le fronde che si aprono rigogliose nel Mondo superiore, su tre grandi rami, sono illuminate e riscaldate da un sole luminoso e benefico che rappresenta il mistero dell'OIW, la Causa Prima del tutto.
Qui è collocata la dimora di Asgard, il regno celeste degli Asi e dei Vani, la dimora degli Elfi chiari (quelli a cui venne poi attribuito, nell'era di Carlo Magno, il rapimento degli uomini giungendo dal cielo su navi di cristallo per portarli al regno celeste di Magonia) e quella degli Elfi scuri.
Nel Mondo di mezzo, Midgard, vivono gli uomini protetti dalla cortina di pietre messa da Odino quando creò le prime due creture umane, Askr e Ebla, al fine che lo popolassero.
Nelle profondità del Mondo inferiore le radici dell’Yggdrasill si snodano in tre diversi misteriosi domini.
Presso la prima delle radici c’è la fonte del Fato o del Destino custodita da tre donne, le Norne. Le tre creature, Urd, Verdanti e Skuld, sono le uniche che conoscono il passato, il presente e il futuro degli Dei e degli uomini. Esse decidono il destino di tutti gli esseri viventi, Dei compresi. Il loro compito è di preservare l’Yggdrasil e a questo scopo innaffiano le sue radici con l’acqua e il fango della fonte del fato. Le tre Norne trascorrono il tempo tessendo teli di lino oppure giocando tra di loro mettendo in palio il destino degli uomini. Sono loro che durante il giorno intagliano le Rune su tavolette di legno per dominare le forze dell’Yggdrasill e per conoscere i destini e la storia del cosmo.
La seconda radice dell’Yggdrasill ospita la "fonte della conoscenza", custodita dal gigante Mimir, la cui acqua si può bere dalla coppa del Graal. Fonte che racchiude la scienza di tutte le cose a cui Odino si era rivolto per ottenere la conoscenza di cui aveva bisogno per regnare sugli altri Dei.
La terza radice è nel Niflheim, la terra del freddo. Essa affonda nei meandri degli inferi, nelle tetre regioni dei trapassati. E’ infestata dai serpenti. Vicino alla radice c’è un pozzo senza fondo.
Alla base del dell'Yggdrasil ci sono quattro cervi, un drago e vari serpenti che rosicchiano le sue radici. A capo dei serpenti c’è il drago Niddghorr, abilissimo a rosicchiare la radice procurando fremiti all’albero.
Sul suo immenso tronco cosmico, lo scoiattolo Ratatosk corre avanti e indietro senza sosta. Il suo compito è di trasmettere le invettive che si scambiano l’aquila che sta in cima all'Yggdrasil e il drago Nidhhogghr.



La ruota forata

Uno dei simboli più antichi del druidismo è rappresentato dalla "shahqtmar", la ruota forata.
Questo simbolo è conosciuto da tutti gli altri Popoli naturali del pianeta e la sua presenza ricorre in culture apparentemente diverse e geograficamente lontane tra di loro.
Un simbolo che nel suo aspetto base è rappresentato da un cerchio con un foro al centro, un disco forato, ma che si arricchisce, a seconda delle varie culture etniche, di altri segni simbolici.

Un disegno di "medicine-wheel" dei Nativi nordamericani che rappresenta la "ruota forata" nel Nuovo Continente

Questo simbolo grafico lo possiamo ritrovare sotto forma di graffito, tracciato su rocce di tutti i continenti, oppure rappresentato da pietre forate all'interno di templi megalitici, disegnato da pietre allineate sul terreno o sotto forma di scultura o di rappresentazione grafica, o ancora, sotto forma di antico gioiello da indossare costituito da metallo o pietra dura.
La sua presenza nella storia dell'uomo risale a tempi antichissimi e compare in culture geograficamente lontane come quella dei Nativi americani, quella dei popoli del nord Europa, o presso gli aborigeni australiani, in Cina o anche nei templi egizi, presso gli Aztechi, i Maya e gli Etruschi.
Ancora oggi, nelle culture dei Popoli naturali di tutto il pianeta, dai Celti agli Indiani d'America, questo simbolo è comune e legato a significati profondamente mistici.
Si potrebbe dire che questo simbolo manifesti la più antica e diffusa rappresentazione spirituale di tutto il pianeta.
Per la cultura dei Nativi americani il Cerchio Sacro è un simbolo fondamentale, in quanto rappresenta la manifestazione di Wakan-Tanka, il Grande Mistero, che per tutti i Nativi d'America è il massimo riferimento spirituale, il principio creatore su cui si regge tutto l'universo conosciuto.
Interessante notare che Wakan-Tanka significa letteralmente Grande Mistero, da Wakan (mistero) e Tanka (grande), e secondo la concezione filosofica degli Indiani d'America sta ad indicare il grande abisso che circonda l'uomo, il Mistero da cui ogni cosa proviene e nel cui Segreto si può trovare il significato dell'esistenza. Wakan-Tanka venne tradotto dai gesuiti del tempo come "Great Spirit", ovvero "Grande Spirito", una traduzione che rispecchiava l'influenza cristiana e che poi rimase, deformando il senso profondo del termine originale.
Anche il nome del simbolo, che per i Lakota è definito "Ciangleska Wakan" (Cerchio Sacro), non è stato compreso nella sua profondità, e ancora oggi questo cerchio viene comunemente chiamato "medicine-wheel", ovvero "ruota della medicina".

L'antico "pi" cinese, la "ruota forata" della cultura dei Popoli naturali dell'Asia

Anche questa traduzione, fatta dai colonizzatori in modo inesatto, ha origine nel fatto che gli sciamani delle varie tribù indiane, ribattezzati con il nome di "medicine-men", usavano, nelle pratiche terapeutiche e nei loro riti sciamanici una pietra forata di turchese e lapislazzuli o di cristallo di rocca.
Ma il simbolismo del Cerchio Sacro è molto più complesso. Per i Nativi nordamericani è l'emanazione stessa di Wakan-Tanka e rappresenta il cerchio sacro all'interno del quale avviene la grande trasformazione che permette all'universo e all'uomo di esistere.
In questa prospettiva, il simbolo è stato anche identificato con Madre Terra, intesa come il tramite con il Grande Mistero, dispensatrice di vita e di evoluzione.
Questo stesso simbolo, con i medesimi significati, è molto diffuso nelle culture pre-cristiane del nord Europa. Presso i Celti il disco forato, chiamato nella sua definizione più arcaica "Shahqt-mar", era il simbolo del Cerchio Sacro al cui interno avveniva il processo evolutivo che portava alla trasformazione alchemica della sostanza dell'universo, da materia inanimata a spirito, in una continua trasmutazione degli elementi.
Ancora oggi nei Paesi celtici il simbolismo del Cerchio Sacro è conosciuto con lo stesso significato anche se con nomi diversi, come "kelc'h" che per i bretoni indica il Cerchio, o sempre in Bretagna, Rod (la

La grande "ruota forata" d'oro custodita nella città megalitica di Rama. Il mito vuole che la Shahqt-mar fu realizzata fondendo il carro celeste del dio Fetonte

ruota). "Fàinne" è invece il disco forato in lingua irlandese.
La famosa Tavola Rotonda del mito arturiano del Graal è anch'essa una rappresentazione della Shahqt-mar. E' infatti rappresentata vuota al centro per ospitare le apparizioni del Graal, quest'ultimo inteso come centro creatore dell'universo e simbolo dell'immaterialità dell'esistenza.
Per comprendere il significato filosofico del simbolo occorre risalire alla concezione filosofica delle culture dei Popoli naturali, che sono sostanzialmente diverse da quelle delle grandi religioni.
Secondo i Popoli naturali, l'universo e tutto ciò che esso contiene fanno parte di un medesimo processo formativo, unitario e continuativo, che nell'antico druidismo prendeva il nome di Shan, ovvero l'esistenza sul suo piano reale e globale.
Il principio creatore attiva in continuazione una grande magia: quella magia che permette alla terra, al cielo e a tutto ciò che convive in essi, di manifestarsi e continuare ad esistere in modo armonico. Questo processo avviene all'interno di un cerchio sacro che ne delimita l'azione, una sorta di crogiuolo alchemico dove avviene la trasformazione che anima il processo evolutivo universale.
L'individuo può partecipare a tale processo ed evolersi nel suo microcosmo, a patto che non si discosti dal cerchio sacro che protegge la sua evoluzione. Ma il cerchio sacro rappresenta tutto l'esistere, ecco pertanto che l'individuo deve rendersi conto che la sua casa è il mondo intero, i suoi confini sono il grande abisso infinito che lo circonda. Nella consapevolezza della sua dimensione cosmica l'individuo può espandere la sua coscienza a tutto l'universo. Se vuole crescere, deve guardarsi intorno e prendere insegnamento dalla terra, dal cielo, dagli astri e da tutto ciò che vive nell'universo. La presenza del Mistero è in ogni cosa, e ogni cosa è profondamente affratellata all'uomo.
Una variante della medicine-wheel è il cerchio con la croce in mezzo. Le braccia della croce simboleggiano i quattro punti cardinali e questa variante sta ad indicare ancor più precisamente l'espansione dello spirito verso tutte le direzioni possibili fino ad abbracciare tutta l'esistenza per parteciparvi sul suo piano reale e globale.
Questa variante del simbolo è presente anche nei popoli del nord Europa: ci riferiamo alla croce celtica dei Nativi europei.

La "croce celtica"

La croce celtica, che nella sua forma più arcaica è rappresentata da un cerchio esterno con una croce inscritta e un cerchio interno vuoto in mezzo, è la rappresentazione grafica di un insegnamento che si traduce in un complesso simbolismo che nelle scuole druidiche veniva insegnato come la filosofia della "triade" e della "tetrade", l'aspetto più sacro dell'insegnamento druidico.
Il simbolismo della croce celtica contiene le indicazioni per comprendere i tre mondi dell'uomo, il corpo, la mente e lo spirito, e contemporaneamente esprime anche il cammino per giungere alla conoscenza del Mistero riferito all'intima natura dell'esisenza.
L'arte del megalitismo, presente su tutto il pianeta è la manifestazione evidente delle origini arcaiche della tradizione comune dei Popoli naturali. Conserva il simbolo del cerchio sacro nella sua forma più arcaica, disegnato da grandi cerchi di pietre erette (i cromlech) di cui abbiamo testimonianze in tutti i continenti. Ma anche sotto forma di pietre forate: famose quelle di Cornovaglia e Bretagna.
In questa chiave si potrebbe rivisitare il significato di certi tumulus circolari e vuoti dentro, come ad esempio quelli dell'imponente tempio di Clava Cairn, in Scozia. I tumulus sono stati considerati dagli archeologi come monumenti funerari, anche se solo in pochi casi sono stati ritrovati resti di sepolture all'interno; ma nulla vieta di pensare che in realtà fossero templi ispirati al simbolismo del Cerchio Sacro. Lo stesso si potrebbe ipotizzare per le famose coppelle, abbondanti nei ritrovamenti archeologici di tutto il pianeta.