I popoli naturali e la cultura dei Nativi europei.
L'antica cultura celtica aveva un profondo riferimento con la Natura, intendendo questa non solo come sede di eventi ambientali ma anche come manifestazione di un mistero di valore mistico.
I Celti non sono una eccezione storica ma interpretano sul territorio europeo lo spirito dei Popoli naturali, ovvero dei Popoli indigeni o Nativi del pianeta. Culture che non hanno riferimento etico e spirituale nelle grandi religioni comparse nella storia, come è accaduto per le nazioni che costituiscono il cosiddetto "mondo maggioritario", di natura patriarcale e sconvolto da continue guerre di religione.
Al contrario, i Popoli naturali vivono e propongono un loro specifico modo di vedere e di rapportarsi alla vita basato sulla fratellanza, sulla libertà degli individui e sulla ricerca della libera conoscenza.
Appartengono all'area dei Popoli naturali le tradizioni dei Nativi americani, quelle degli Aborigeni australiani e di molti altri popoli ancora.
Non mancano, all'area di questi popoli, i Nativi europei in cui si identifica a pieno diritto anche la cultura dei Celti.
I Popoli naturali, nel loro riferimento alla natura, hanno sviluppato una ricerca di conoscenza in parte per via osservativa, che ripete il metodo scientifico, e in parte attraverso una esperienza di natura interiore che lega il senso dell'esistenza a intuizioni di ordine mistico che purtuttavia sono riferibili anch'esse alla Natura.
Oggi la presenza dei Popoli naturali è su tutto il pianeta e, a stima dell'ONU, rappresenta il 25% di tutta l'umanità.
Per lungo tempo, le grandi religioni hanno bollato di superstizione e di ignoranza le visioni del mondo dei Popoli naturali tacendo sulla loro reale natura esperienziale, perseguitandoli in ogni modo, e hanno cercato di mostrare questi popoli nel ruolo di reperti archeologici che non si sono evoluti e che sono sopravvissuti alla storia come curiosità antropologiche.
Ma i Popoli naturali non sono temi di studio da mettere in una teca di un museo di antropologia. I Popoli naturali sono enti ben vivi che nonostante le persecuzioni subite, hanno vissuto la loro storia a fianco di quella delle grandi religioni procedendo per un loro specifico cammino evolutivo.
Del loro passato, prima che le grandi religioni storiche prendessero possesso del pianeta, rimangono testimonianze attraverso le presenze del megalitismo.
Queste opere sono presenti su tutto il pianeta con le stesse forme culturali e architettoniche. Dall'Europa, con i complessi megalitici di Stonehenge e di Carnac, al Tibet, all'Australia, alle isole dell'Oceania sino alle Americhe.
Anche in Piemonte esistono numerosi esempi di megalitismo. Il mito di Rama narra di una città ciclopica esistita anticamente in Val di Susa, di cui rimangono ancora oggi resti delle sue gigantesche mura.
I celti e l'astronomia.
Per l'antico druidismo l'astronomia era la scienza che studiava in maniera completa la Natura. Una scienza in grado di mettere l'individuo in rapporto con fenomeni che trascendevano la sfera umana quindi con l'aspetto più segreto dell'esistenza da cui trarre una conoscenza utile e fondamentale.
Occuparsi oggi di astronomia ha il significato di rapportarsi all'universo come ad una manifestazione fantastica e immensa dell'esistenza in cui viviamo.
Lo studio dell'astronomia consente la possibilità di confrontarsi con fenomeni che trascendono le grandezze umane e che si avvicinano, e avvicinano, al mistero che esprime il senso della presenza dell'universo.
Da dove è nato l'universo? Che cosa rappresenta, al di là della nostra familiarizzazione nel quotidiano? Esistono altre umanità nello spazio? Sarà possibile confrontarci con loro? Come possiamo rapportarci con l'altra vita intelligente del nostro pianeta? Quali altre civiltà del passato hanno scoperto misteri e dato risposte a questi interrogativi? Quali poteri giacciono dentro di noi che potrebbero aiutarci a dare risposte?
Che lezione possiamo trarre dallo studio dei fenomeni del cielo?
Forse ci troveremo più vicini alla realtà delle cose osservando il cielo piuttosto che stando a guardare in terra.
Probabilmente apprenderemo una lezione di umiltà che ci farà conoscere e apprezzare il senso dell'amicizia, della libertà e della vera conoscenza.
Le strutture megalitiche come strumenti astronomici.
Per sviluppare la ricerca astronomica i Celti realizzavano grandi strutture in legno o pietra in modo che fungessero come una sorta di planetari interattivi.
Le strutture, solitamente grandi Cromlech, erano realizzate specificamente su grandi dimensioni, sia per avere strumentazione utile e sia per poter ospitare la maggior parte delle persone nelle occasioni religiose come i Solstizi o gli Equinozi, affinchè tutti potessero usufruire, come in un planetario, del rapporto con il cosmo.
L'uso astronomico del Cromlech era destinato a stabilire i momenti di raccolta e di semina secondo il sorgere stagionale delle stelle come ad esempio le Pleiadi. Per stabilire gli eventi religiosi determinati dai Solstizi e Equinozi, per orientarsi con le costellazioni, per stabilire le ore del giorno, per stabilire la spazialità territoriale, del proprio clan oppure per la valutazione della potenziale interazione militare e politica con altri popoli limitrofi.
Il simbolismo cosmologico del Cromlech.
I Cromlech manifestavano anche importanti simbologie filosofiche e mistiche legate alla Natura. Ad esempio il centro manifestava l'inesprimibile qualità immateriale della Natura, in questo caso intepretata nel concetto di Shan. Centro che pur non essendo visibile era tuttavia alla base della forma circolare del Cromlech e quindi dell'esistenza tutta.
I diversi cerchi concentrici su cui era strutturato il Cromlech raffiguravano i quattro mondi dell'immaginativo dei Celti, in cui si identificavano le esperienze quotidiane e spirituali degli individui. Dal mondo di Abred, che rappresentava l'universo comparso dopo il big bang, a quello dell'Annwin, dimensione su cui poggiavano le basi astratte dell'universo.
Conclusioni
Questi sono i motivi e lo spirito che possono suggerire lo sviluppo di una ricerca nel campo dell'archeoastronomia, un lavoro che porta a unire il passato al presente attraverso la scoperta di valori universali sempre validi.
La "Rosa dei Venti".
L'utilizzo più immediato della struttura dello Stone circle è quello relativo alla sua funzione di "Rosa dei Venti".
In questa funzione ciascuna delle dodici standing stones, e lo spazio esistente tra di loro, divengono il parametro per stabilire un riferimento con la spazialità circostante del pianeta.
E' sufficiente porsi sul centro dello Stone circle. Rivolgendo lo sguardo verso ciascuna delle standing stones è possibile ottenere l’orientamento geografico specifico dell'oggetto scelto verso cui guardare.
In tal modo si possono osservare la direzione e la mutabilità dei venti, la formazione delle nubi, sino a redigire moduli di previsione del tempo.
Lo Stone circle, nella sua funzione di "Rosa dei Venti", assolve anche ad una importante funzione didattica ponendo l'osservatore sul piano percettivo della superficie del pianeta che si dispiega alla sua attenzione come una grande carta geografica virtuale. In tal modo diventa possibile individuare le direzioni dove si trovano le grandi città e le altre nazioni del pianeta, le grandi opere umane e gli altri monumenti megalitici dell'antichità.
Nei tempi antichi questa particolare funzione consentiva di conoscere la dimensionalità del territorio sul quale abitavano le comunità edificatrici di Stone circle e di poterla gestire sul piano economico e militare.
Un osservatorio sul pianeta.
Nella sua funzione di "Rosa dei Venti" l'osservatore si trova ad essere al centro di un osservatorio ambientale che gli consente di attuare una interazione percettiva con tutto la Terra sollecitando la visualizzazione totale del pianeta.
Questa percezione può progredire ulteriormente su un piano di maggiore globalità ambientale e consentire all'osservatore di attuare una sorta di immersione virtuale nella realtà del mondo primario in cui si trova a vivere.
Una realtà fenomenica in cui egli è coinvolto, al di là della sua più o meno consapevole percezione. Eventi atmosferici che si formano altrove, situazioni economiche che si manifestano in altre nazioni, fatti che sembrano lontani ma che poi finiscono per coinvolgere la dimensione dove si trova l'osservatore.
In questa globalità percettiva l'osservatore può giungere a percepire il suolo del pianeta sotto di sé e il cielo che lo sovrasta. Può rendersi conto di trovarsi sotto l'atmosfera gassosa e fluida di un mare paragonabile, anche se più tenue, a quello dove vivono le creature marine che popolano gli oceani.
Può percepire, nel cambiamento delle ombre delle standing stones, la rotazione progressiva del pianeta verso Est.
Può percepire, nelle notti stellate, di trovarsi sulla superficie di un sasso lanciato a folle velocità nello spazio infinito attorno a un sole attratto da una sconosciuta massa che lo richiama a sé.