SECONDO UNO SCIENZIATO I DATI DELLE SONDE VIKING VENNERO INTERPRETATI IN MODO SBAGLIATO

Il segreto di Marte smarrito dalla Nasa
"In un vecchio computer le prove dell'esistenza di insetti"

I nuovi studi sul pianeta rosso provano che grandi cambiamenti climatici avvennero solo 100 mila anni fa e quindi sotto la superficie ci sono riserve di ghiaccio.


Le sonde Viking trovarono nel 1976 le prove dell'esistenza di microbi o insetti su Marte ma la Nasa diede un interpretazione errata dei dati raccolti che finirono sepolti in un computer bloccato da un codice segreto. A rivelarlo è un ex scienziato dell'agenzia spaziale Usa, Joseph Miller, oggi docente di neurobiologia all'Università della California del Sud di Los Angeles.
Miller è uno studioso dei ritmi cicardiani che regolano l'attività biologica delle forme di vita sulla Terra. All'inizio degli anni Ottanta la Nasa gli assegno il compito di studiare i cicli del sonno delle scimmie inviate nello spazio. Anni dopo aver lasciato la Nasa, nel 1999 Miller chiede di poter aver accesso ai documenti relativi agli esperimenti effettuati su Marte dalle due sonde Viking, lanciate nell'agosto e settembre del 1975 per condurre una serie di esperimenti sul Pianeta rosso, fra cui anche la ricerca di prove sull'esistenza di forme di vita. La Nasa dovette ammettere che quei documenti - registrazioni, dati scientifici - erano del tutto "scomparsi", non si trovavano più. Solo dopo lunghi mesi di setaccio degli archivi emerse un vetusto computer di fine anni Settanta dove tutti i dati erano stati immagazzinati ma era bloccato da una chiave di accesso segreta e l'unico programmatore a conoscerla nel frattempo era morto. Miller a quel punto ha dovuto rintracciare le registrazioni originali del Viking, ma quanto ha trovato dall'esame di appena il 30 per cento dei dati sembra aver premiato la sua costanza.
Il braccio robotico di una delle due sonde scese su Marte raccolse degli esempi di terra marziana che vennero poi messi dentro un contenitore dove venne iniettata una soluzione di carboidrato radioattivo. L'ipotesi degli scienziati era che se nelle zolle di terra vi fossero stati degli organismi viventi questi avrebbero consumato il nutrimento e rilasciato carbonio radioattivo sotto forma di gas. Compito della sonda era di misurare queste emissioni di gas. Dopo nove settimane di esperimenti non vi fu più alcun dubbio sulla presenza di emissioni di gas ma gli scienziati della Nasa ritennero che non era dovuto all'esistenza di organismi viventi ma solo ad una reazione chimica causata dalla presenza di superossidi nelle zolle. Miller ha riesaminato questi dati, arrivando alla conclusione opposta: la Nasa sbagliò.
I dati sulle emissioni di gas che Miller ha trovato negli archivi dell'Ente spaziale registrano infatti un ciclo di 24,66 ore - ovvero la durata esatta di un giorno marziano - con il picco delle emissioni di giorno mentre di notte cessa del tutto, esattamente come avviene per molti organismi, batteri terrestri come ad esempio la muffa del pane. Inoltre la quantità di gas di carbonio rilasciata dalle zolle aumentò nel corso dell'esperimento per calare improvvisamente quasi fino ad azzerarsi quando la temperatura della zolla venne artificialmente portata a 160 gradi Celsius. "Ciò che avvenne fu che il calore uccise gli organismi viventi" assicura Miller, che oggi presenterà l'esito delle ricerche svolte intervenendo ad un convegno scientifico in corso a San Diego, in California.
"Mi auguro che questi dati spingano la Nasa e le agenzie spaziali europee - ha dichiarato Miller - a riprendere gli esperimenti biologici su Marte". Non mancano tuttavia gli scienziati che contestano le opinioni di Miller e difendono la Nasa: "La realtà è che le reazioni furono il risultato della presenza di perossidi che si formarono nelle zolle" afferma Arden Albee, progettista della missione del "Mars Global Surveyor".
Le rivelazione sulla probabile esistenza di microbi o insetti nelle zolle marziane seguono di pochi giorni la diffusione di nuovi studi sul Pianeta Rosso su cambiamenti climatici che vi sarebbero avvenuti non milioni o miliardi di anni fa - come si credeva - ma solo 100 mila anni fa: un dato che fa supporre l'esistenza di grandi riserve di ghiaccio sotto la superficie marziana.

Maurizio Molinari

La Stampa, 29 luglio 2001