Clinton assicura i fondi per continuare le ricerche: sul pianeta con i robot

Marte, un batterio riscrive la storia

La Nasa: ci fu vita come da noi


NEW YORK - NOSTRO SERVIZIO. In un'atmosfera da "Ecco le prove", ieri la Nasa al gran completo è scesa in campo a spiegare quella che già comincia ad essere chiamata "la più grande scoperta del secolo", la possibilità che su marte ci sia stata una primordiale forma di vita , circa quattro miliardi di anni fa, proprio in contemporanea, o quasi, con il manifestarsi della vita sulla Terra.
Un po' a disagio davanti a tanto scalpore, ma per niente impressionati dall'impazienza dei giornalisti, ansiosi di porre le loro domande, i "soloni" dell'Agenzia spaziale sono andati avanti imperterriti a spiegare per almeno un paio d'ore che l'evento appena verificatosi è solo "una piccola apertura della porta - come l'ha chiamata Daniel Golden, il gran capo della Nasa - verso un mondo di nuove, eccitanti scoperte".
Non si trattava più di precisare, come avevano fatto subito l'altro ieri, quando le prime voci della scoperta avevano cominciato a diffondersi, che non di "omini verdi con le antenne" si trattava, ma soltanto di un batterio. Ieri, nel loro ufficio di rappresentanza di Washington, gli uomini della Nasa erano impegnati a spiegare alla comunità scientifica mondiale la fondatezza di quanto la loro équipe guidata dal dottor David McKay, dopo due anni e mezzo di "accurato e meticoloso lavoro", è convinta di avere scoperto, e cioè che su Marte e sulla Terra, 4 miliardi di anni fa, si svolgevano "attività biologiche" in qualche modo simili.
Lo dice il Pah, che sta per Policiclic Aromatic Hydrocarbon, trovato - assieme ad altri fossili di microrganismi - in un meteorite proveniente da Marte. A convincerli di quella lontana attività biologica, ha detto il dottor McKay, è stata non tanto la singola esistenza di ognuno di quei fossili, quanto il fatto che le loro tracce siano state trovate "vicine fra loro", cioè nell'ambito di "alcune centinaia di millesimi di millimetro". E infatti, la scoperta è stata possibile solo adesso perché solo adesso si dispone delle attrezzature necessarie, cioè di microscopi elettronici capaci di tuffarsi a grande profondità nell'infinitamente piccolo.
Insomma, quella scoperta non è la "prova" ma una "forte indicazione" che quella attività biologica sia avvenuta, data la "collocazione" di quei fossili di microrganismi. Ma è abbastanza la vicinanza di quei microrganismi per considerarla una forte indicazione? Il professor Everett Gibson dell'Università di Stanford, che si è definito uno "scettico ottimista" rispetto alla scoperta, ha detto che la conferenza stampa serviva proprio a sollecitare "ulteriori ricerche per verificare,rafforzare, controbattere, negare, se possono" le conclusioni tratte dall'équipe di McKay. Non c'è dubbio che molti ricercatori raccoglieranno quell'invito, ma intanto la Nasa ieri ha avuto una specie di "garanzia ufficiale" che potrà andare avanti. La sua conferenza stampa ha subito un ritardo per consentire alla Cnn di trasmettere prima, in diretta, una dichiarazione di Bill Clinton. Il presidente si è impegnato a trovare i fondi "anche nelle attuali difficoltà finanziarie del Paese", perché le ricerche continuino, e a lanciare un "aggressivo piano per l'esplorazione di Marte con i robot". I dettagli saranno discussi "entro la fine dell'anno" in un "summit bipartito", cioè insieme ai repubblicani. La campagna elettorale pesa anche sui fossili spaziali.

La Stampa, 8 agosto 1996