Clamoroso annuncio della Nasa: le sonde hanno trovato tracce di acqua nel passato sufficienti per organismi viventi

"Su Marte potevano esserci forme di vita"


Un piccolo passo per un robot, un "balzo gigantesco" per l'umanità. Anzi, un tuffo commovente nel passato di un pianeta che " grondava acqua" e ci porta vicini come mai siamo stati prima alla prova della vita su Marte e nell'universo, oltre le nostre frontiere. Le zampette metalliche dell'automa geologo della Nasa " Opportunity" hanno scoperto l'inconfondibile impronta digitale dell'acqua, tra rocce che noi umani chiameremo scogli. Perché macigni frugati dal sofisticato trabiccolo che si muove alla velocità di 100 metri al giorno, erano probabilmente il fondo di una pozza, di un lago, forse di un mare che risommergeva e li scolpiva, esteso come i Grandi Laghi del Nord America. "Oggi abbiamo compiuto un balzo gigantesco verso la scoperta della vita sul pianeta Marte" ha detto l'amministratore della Nasa Ed Weller e se nessuno può dire di avere trovato la "prova", la dignitosa, scientifica e incontenibile eccitazione dei geologi e degli astrobiologi in conferenza stampa da Pasadena era palpabile, come l'emozione di chi vedeva con loro per la prima volta quelle immagini. "Quando c'è acqua, e li ce n'era sicuramente tanta, e ci sono quei sedimenti lasciati dall'evaporazione, le condizioni perché ci fosse la vita sono presenti".
Di acqua, dice il geologo capo, "c'è n'è ancora probabilmente molta, sotterranea" e subito la visione romanzesca di fontane marziane si riaccende.
Basta sempre molto poco tempo perché la delusione di altre avventure, lo scetticismo che accompagna ormai l'esplorazione dello spazio, si trasformi nel batticuore di sollevare un poco il velo del mistero che ci avvolge. E di vedere incastonati in quei massi , piccole sfere perfette di cristallo grigioazzurre, che gli scienziati della Nasa, nella loro stupenda goliardia di geni mal pagati, hanno subito paragonato a frutti dentro un "muffin", un tortino, a "mirtilli", e sono invece gocce d'acqua evaporata e cristallizzata. Quei mirtilli sono la sfera magica dentro la quale si intravede il passato del nostro pianeta più vicino e fratello, il quarto pianeta del Sole, "una finestra finalmente spalancata su Marte", diceva il capo dei ricercatori, Steve Squiyres, per capire se e come la vita sia cresciuta su quello che gli astronomi egiziani avevano, per primi, battezzato "Her Descher", il pianeta rosso. E soprattutto come e perché sia finita.
Gli esploratori del "Team Marte", quegli uomini e quelle donne con l'aspetto ingannevolmente casual dello studente fuori corso in camicia Oxford e il cervello del genio, che stanno esplorando il pianeta millimetro per millimetro con il telecomando a 251 milioni di chilometri di distanza, ci hanno raccontato la cronaca di un avventura che è fatta certamente di sali, lettori di raggi Alfa, di trapani, scalpelli e spettrometri, ma è un viaggio mistico, prima che scientifico, alle fonti della vita. Gli scogli che "Opportunity" sta avvicinando, osservando, raschiando con la zampetta meccanica chiamata "Rat", il topo, dalle iniziali di "Rock Abrasion Tool", appaiono come banalissimi macigni che a loro squadernano la vita e la morte di un grande corpo celeste. Ci sono i "mirtilli", le minuscole stille cristallizzate, che soltanto l'acqua può avere prodotto, dicono al "Team Marte", dopo che tutte le altre ipotesi, vulcaniche, geologiche, sono state scartate. Ci sono fessure e tagli nella roccia, come graffi profondi, che, di nuovo, soltanto il frugare incessante dell'acqua o l'evaporazione di piccole sacche di liquido possono avere lasciato.
E poi sali, depositi minerali, sedimenti, che la zampetta del topo gratta ed analizza con la pazienza di un geologo umano, rivelando quantità "sbalorditive" di zolfo, dice il capo geologo del team Marte, sotto forma di solfati di magnesio, i vecchi "sali inglesi" lassativi della nostra Terra, e cloro e segnali che nell'acqua che scorreva sopra le pietre era qualcosa di molto simile all'acqua di mare. E dall'acqua di mare, nel terzo pianeta dal sole, il nostro, venne la vita. Un puzzle di indizi e di sospetti strappati da "Opportunity" e dalla gemella "Spirit" che lavora e scava sulla faccia opposta di Marte, pilotate dalla California, come da sapientissimi ragazzini che giochino a un videogame da 820 milioni di dollari, quanto ciascuno dei robottini costa.
Da quando, nel 1965, il primo visitatore a distanza di Marte, Mariner 4, trasmise 22 foto del pianeta orbitandogli attorno, al primo contatto fisico di un artefatto terrestre con la superficie, Viking nel 1976, la tentazione marziana è salita e poi calata come le maree, ma non era mai arrivata tanto vicina al sacro Graal della vita, come è arrivato il carrettino da golf che per 90 giorni trasmetterà i risultati del proprio lavoro con le sue 20 micro telecamere, prima di tacere e morire. E forse scuoterà l'indifferenza un po' cinica con la quale il pubblico americano e il resto del mondo avevano accolto il Bush travestito da Kennedy, quando aveva annunciato l'intenzione di portare esploratori umani sul quarto pianeta dal Sole, tra 20 anni. E' stato ancora una volta fortunato il Presidente, perché il fedele automa è inciampato in questo scoglio che alla Nasa hanno battezzato "El Capitan", perché più grosso e imponente degli altri attorno, e ha riaperto la finestra dell'emozione, quella che da tempo si è chiusa sullo spazio e soltanto le tragedie dello Shuttle schiudono per qualche lacrima passeggera.
Nel giorno delle primarie democratiche, quando i media avrebbero dedicato tutto il loro tempo ai candidati democratici Kerry ed Edward impegnati nel loro forse ultimo testa a testa, i "mirtilli marziani", e le rocce sul fondo di un mare essiccato nei millenni hanno fatto alzare lo sguardo dalla cronaca politica alla storia della esplorazione umana, hanno distolto dall'ennesimo carnaio iracheno nella guerra del dopoguerra senza pace verso il sogno di una traccia di vita aliena extraterrestre. "Le notizie di oggi confermano che l'iniziativa del Presidente Bush è stata giusta", diceva l'amministratore della Nasa EdWeller, perché la Nasa ha disperatamente bisogno di fondi e un po' di piaggeria politica, da parte di un grande "commis" del governo che dipende dalla munificenza del signore, è comprensibile. Ma almeno i robot sono politicamente neutrali. E i batteri o licheni o fossili marziani, di cui abbiamo avvicinato la scoperta con un tuffo negli oceani essiccati del nostro pianeta gemella, non votano.

Vittorio Zucconi

La Repubblica, 3 marzo 2004




Hack: "Una conferma importante la nostra sonda aveva visto giusto"
L'astrofisica: "Non è una grande scoperta, ma alla Nasa sono
più bravi degli europei nella propaganda"

WASHINGTON - "Su Marte c'era in passato una quantità d'acqua sufficiente per consentire di ospitare forme di vita". L'annuncio della Nasa arriva dopo l'elaborazione dei dati raccolti dalla sonda Opportunity. Difficile però capire in quale era sulla superficie del pianeta rosso ci sia stata acqua: "Le sonde non possiedono gli strumenti necessari per darci questa informazione", dice la Nasa. Scettici gli esperti italiani: "Trovare acqua non vuol dire trovare vita, bisogna aspettare le analisi batteriologiche". L'astrofisica Margherita Hack: "Conferma molto importante ma c'è stata molta propaganda".
ROMA - "E' una conferma molto importante, ma che rafforza quanto aveva già scoperto settimane fa la sonda europea Mars Express, tra l'altro grazie a un esperimento in parte italiano, lo spettrometro Omega. Ma che su Marte ci sia acqua allo stato ghiacciato e che vi sia stata in passato assai probabilmente anche allo stato liquido è ormai cosa certa". Raggiunta nella sua casa triestina, l'astrofisica Margherita Hack non ha troppi peli sulla lingua nel commentare l'annuncio fatto a Washington: "Insomma, questa della Nasa più che una gran scoperta a me pare una gran propaganda. E in questo sono più bravi di noi".
Gli scienziati responsabili della missione Opportunity sono stati comunque molto attenti a parlare di acqua al passato. "Certo. Perché le condizioni del pianeta non sono tali da aver consentito che l'acqua rimanesse in superficie troppo a lungo. La massa di Marte è troppo piccola, ha una gravità troppo debole per averla trattenuta per periodi di tempo molto lunghi. L'acqua deve esserci stata, ma deve essere anche evaporata da alcuni miliardi di anni".
Secondo la Nasa, nel luogo dove è sceso il rover "n un dato momento" ci sono state le condizioni giuste per la presenza di vita. Cosa ne pensa?
"Che la presenza di forme di vita extraterrestri sarebbe la risposta a na grandissima curiosità umana, quella risposta che in qualche modo hanno cercato tutte le missioni inviate su Marte, dai tempi delle sonde Mariner e Viking alle missioni più recenti della Nasa alla missione Mars Express dell'agenzia spaziale europea che è in orbita adesso intorno al pianeta. D'altra parte, è da tempo che si supponeva che in passato potessero essere esistite su Marte forme di vita elementari come i batteri. Ricordo il clamore che fece qualche anno fa l'annuncio, che poi venne anche molto contestato, che alcuni microbiologi della Nasa avevano individuato dei fossili di batteri in un meteorite di origine marziana ritrovato in Antartide".
Perché si parla più che altro di vita marziana al passato, e solo di microrganismi?
"Perché le condizioni per la vita su Marte sono comparse da qualche miliardo di anni, per le ragioni che dicevo prima. Le temperature sono incompatibili con la vita, l'atmosfera è sottile e composta quasi esclusivamente da anidride carbonica. La vita, se c'è, può essere rimasta solo nella sua forma elementare, come appunto i batteri, capaci di vivere in condizioni che sono proibitive con lo sviluppo di organismi superiori. D'altra parte, anche sulla Terra tra la comparsa dei primi organismi unicellulari e quelli più complessi sono passati miliardi di anni, con la differenza che c'erano le condizioni necessarie a permetterne l'evoluzione".
La scoperta di batteri marziani che rilevanza scientifica avrebbe?
"Potrebbe darci indizi su come si è sviluppata la vita. Sarebbe importante scoprire se hanno un Dna simile al nostro. per esempio, tutti gli amminoacidi presenti nelle proteine sono "levogiri", hanno una forma, la cosiddetta "chiralità", girata a sinistra. Ecco, se trovassimo batteri su Marte e scoprissimo che i loro amminoacidi sono levogiri, potrebbe dire che la vita si sviluppa sempre allo stesso modo prestabilito, se invece fosse diversa vorrebbe dire che la forma della vita è casuale". Pensa che la risposta a queste domande potrebbe venire con una missione umana su Marte?
"Credo che entro questo secolo una missione umana su Marte ci sarà, forse anche entro il 2030 o 2040, ma dal punto di vista scientifico possono fare molto anche le sonde robotizzate. Ecco, io penso che mandare astronauti su Marte sia soprattutto un avventura umana di esplorazione che non un'impresa di tipo strettamente scientifico".

Claudia Di Giorgio

La Repubblica, 3 marzo 2004