ROMA - Non solo c'era acqua: ma era anche salata. Stiamo parlando, ovviamente, di Marte, e altrettanto ovviamente delle ultime mirabolanti scoperte di Opportunity, uno dei due robot inviati dalla Nasa a caccia del passato del Pianeta Rosso. Un passato che, come è stato annunciato ieri a Washington in una conferenza stampa, sarebbe stato, almeno per un breve periodo, abbastanza umido da offrire un habitat in grado di accogliere la vita.
"Siamo convinti che Opportunity sia arrivato sulla riva di quello che una volta era un mare salato di Marte", ha dichiarato Steve Squyre, l'astronomo della Cornell University che è responsabile scientifico della missione. Lo stesso che, il primo marzo , aveva annunciato che le rocce studiate dal robot un tempo erano state, letteralmente, "inzuppate" d'acqua. Ora Opportunity ha studiato meglio la conformazione geologica del terreno in cui si trova e, dall'analisi stratigrafica dei sedimenti sono emerse delle "increspature" che, secondo gli esperti dell'ente spaziale americano, denunciano che a influenzare la formazione delle rocce non è stata l'azione del vento, che lascia una "firma" diversa, ma dell'acqua. Acqua profonda come minimo cinque centimetri, ha spiegato John Grotzinger, un altro scienziato del team, ma forse anche molto più profonda, e che fluiva ad una velocità tra i 10 e i 50 centimetri al secondo. Inoltre, la presenza di alcuni particolari elementi, come il cloro ed il bromo, indica che le rocce potrebbero essersi formate dall'evaporazione di acqua contenente sale.
Insomma, secondo la Nasa, le rocce trovate da Opportunity nel Meridiani Planum sono simili a quelle che, sul nostro pianeta, si formano lungo le sponde degli oceani: una spiaggia marziana dove l'acqua andava e veniva, proprio come su quelle terrestri.
E non è tutto. "Il particolare tipo di roccia scoperto da Opportunity", ha aggiunto Squyres, "offre eccellenti capacità di conservare le prove di qualunque materiale biochimico o biologico che potrebbe essersi trovato nell'acqua". Negli straordinari sassi individuati dal robot della Nasa potrebbe quindi nascondersi il Santo Graal dell'esplorazione marziana, vale a dire i resti fossili, sia pur microscopici, di organismi viventi.
Trovare questi fossili sarà il prossimo compito di Opportunity: ma con la fortuna che ha avuto fino ad ora ci sono ottime speranze che la missione riesca perfettamente.
Claudia Di Giorgio
La Repubblica, 24 marzo 2004