Annuncio dalla Nasa
"Su Marte c'è vita"

Il metano che si trova sul pianeta serebbe prodotto
da organismi biologici. La prova definitiva? Un esperimento
su un fiume spagnolo


NEW YORK - Magari non saranno omini verdi, con il dito che si accende come quello di E.T. Però su Marte potrebbe esserci la vita. Ora, in questo istante: non migliaia di anni fa e non nel futuro, quando magari saremo noi a mettere il piede sulla superfice Pianeta Rosso.
Il condizionale naturalmente è d'obbligo, ma gli scienziati che stanno avanzando questa ipotesi sono tre: Carol Stoker e Larry Lemke della Nasa e l'italiano Vittorio Formisano dell'Istituto di fisica e scienza interplanetaria di Roma. Stoker e Lemke lavorano all'"Ames Research Center" della Silicon Valley e hanno sottoposto la loro teoria alla rivista "Nature", che sta valutando la pubblicazione. Formisano gestisce il "Planetary Fourier Spectrometer" ("Pfs"), uno strumento installato nella sonda "Mars Express" dell'Agenzia spaziale europea e racconterà le sue scoperte durante una conferenza organizzata per la settimana prossima a Noordwijk, in Olanda.
Entrambe le ipotesi si basano sull'esistenza del metano sul Pianeta Rosso, e su altri segnali che potrebbero rivelare la presenza della vita. Il gas è stato scoperto dalle sonde inviate intorno a Marte e dalle osservazioni compiute con i telescopi a Terra, ma ora il problema è capire come si sia formato. In genere il metano viene prodotto dall'attività di organismi biologici e, quindi, la sua esistenza potrebbe rappresentare un indizio del fatto che sotto alla superfice del pianeta c'è la vita.
Stoker e Lemke ne hanno parlato durante un incontro privato tenuto domenica, in cui hanno aggiunto anche altri particolari. Per verificare la loro ipotesi i due scienziati della Nasa sono andati nella Spagna sudoccidentale per studiare l'ambiente corcostante al Rio Tinto, un fiume caratterizzato dalla presenza di ferro nelle sue acque arrossate. Secondo Stoker e Lemke, le condizioni della superficie intorno al Rio Tinto sono simili a quelle di alcune zone di Marte e, quindi, comparando i loro studi con i dati raccolti sul Pianeta Rosso si può arrivare a qualche conclusione riguardo la probabile esistenza della vita sotterranea.
I due scienziati della Nasa basano la loro ipotesi anche su altri elementi, come la scoperta su Marte del solfato jarosite, che si trova anche sulla Terra in ambienti come quello del Rio Tinto. Se c'è la vita in Spagna, in quelle condizioni estreme, potrebbe esistere anche sulle regioni di Marte che le assomigliano. Stoker e Lemke non sostengono di avere la prova definitiva, ma proprio per questo sollecitano la nasa ad avviare una nuova missione, finalizzata a trapanare la superficie del pianeta rosso e scoprire la verità.
L'ente spaziale americano, per ora, ha in programma di lanciare nel 2009 un nuovo rover a propulsione nucleare, chiamato "Mars Science Laboratory". Non è previsto che faccia perforazioni, ma dovrebbe fornire dati più completi di quelli offerti finora da "Spirit" e "Opportunity", ormai in azione da diversi mesi.
Formisano, invece, basa la sua ipotesi sugli studi compiuti attraverso la sonda europea. Di sicuro c'è che ha trovato il metano: ora si tratta di capire da dove viene. L'origine potrebbe essere l'attività di organismi biologigi, ma lo stesso ricercatore italiano è prudente: "La prova definitiva non esiste. Però abbiamo raccolto i migliori indizzi possibili".
I colleghi di Formisano sottolineano che il metano, in quantità ridotte, può essere creato anche da altri fenomeni, tipo eruzioni vulcaniche o impatti di comete avvenuti nel passato. Lui, però, risponde che l'elemento più intrigante è proprio questo. Il suo "Planetary Fourier Spectrometer" ha scoperto che su Marte c'è anche un altro gas, la formaldeide, che potrebbe essersi generato dall'ossidazione di grandi riserva di metano. Se questa tesi fosse provata, dimostrerebbe la presenza di quantità di gas tali da essere compatibili con l'attività di organismi biologici. La vita, in poche parole, anche senza gli omini verdi.

Paolo Mastrolilli.

La Stampa, 18 febbraio 2005




MOLTI LUOGHI SIMILI

Il Pianeta Rosso è anche sulla Terra

Non è necessario andare su Marte per farsi un'idea di com'è. Gli scienziati della nasa hanno individuato sulla Terra alcuni luoghi abbastanza simili a quelli che vedremo sul pianeta rosso. Eccoli. VALLE DELLA MORTE. E' in California. Il cratere Ubehebe e le "Mars Hills" hanno strutture geologiche simili a quelle di Marte.
MONO LAKE. Sempre in California, è un lago evaporato vecchio di 700 mila anni, molto simile al Gusav Crater di Marte, che conteneva acqua.
CHANNELED SCABLAND. Nello stato di Washington, è un'area devastata nell'antichità da alluvioni catastrofiche, come quella che probabilmente si è verificata nella Ares Vallis di Marte.
SIBERIA E ALASKA. In queste regioni, come su Marte, si trova il permafrost, uno strato di terra e ghiaccio sotto il quale ci sono acqua e piccole forme di vita.

La Stampa, 18 febbraio 2005




Vittorio Formisano, lo scienziato italiano che ha formulato per primo la teoria

Stanno nel sottosuolo e "mangiano" zolfo
"Basta scavare e troveremo i microrganismi che producono metano e formaldeide"

SCAVARE, scavare, scavare". E' l'appello degli scienziati per trovare la prova definitiva che su Marte c'è vita. Minuscole creature che utilizzano composti dello zolfo ed emettono metano. Un micromondo sotterraneo reso possibile da quel po' di calore che filtra dal cuore del pianeta in alcune regioni equatoriali - Elysium Planum, Arabia Terra, Arcadia Memmonia - sopra le quali si concentrano, nell'atmosfera, metano e vapore.
Gli indizzi di vita marziana stanno accumulandosi: dati raccolti con la sonda europea "Mars Express" e dai robot della Nasa, simulazioni fatte in laboratorio e anche studi sulla vita microbica in grotte nel Sud-Ovest della Spagna, lungo il Rio Tinto, un fiume molto acido, di colore rosso per gli ossidi di ferro disciolti nelle sue acque: un posto che - secondo Carol Stoker e Larry Lemke, dell'Ames Research Center della Nasa (California) - riproduce bene le condizioni ambientali marziane. Ma il teorema più convincente a favore dell'esistenza di batteri nel sottosuolo di Marte è fondato sui dati ottenuti con lo strumento "Pfs", spettrometro ad analisi di Fourier, a bordo della sonda europea "Mars Express". Responsabile di questo strumento è Vittorio Formisano, 64 anni, ricercatore dell'Agenzia spaziale italiana, lunghi periodi di lavoro all'estero (Mit, Università della California, Mullard Space Laboratory in Inghilterra).
"Il "Pfs" - dice Vittorio Formisano - ha scoperto su Marte una notevole quantità di metano. In media, 11 parti per miliardo. Ma questo gas appare più concentrato (fino a 40 parti per miliardo) vicino al suolo nelle stesse regioni dove c'è anche più vapore acqueo; e la cosa più sorprendente è che "Mars Express" ha anche individuato una quantità ancora più grande (da 10 a 20 volte) di formaldeide".
"Ciò che stiamo studiando - spiega Formisano - è la chimica del metano e della formaldeide su Marte e, poiché il metano è un tipico prodotto dell'attività biologica, è in gioco la possibilità di scoprire la vita. Il punto cruciale è chiarire se le quantità di metano e formaldeide che abbiamo osservato siano spiegabili con processi geologici o se sia necessario supporre l'esistenza di batteri, cioè di forme di vita. Il metano che abbiamo osservato filtra dal terreno, probabilmente viene dai primi 20-30 centimetri del suolo marziano. La formaldeide è metano ossidato. Per averne le grandi quantità che abbiamo misurato, occorre molto metano, e l'ossidazione deve avvenire in presenza di catalizzatori che favoriscano questa reazione chimica. un buon catalizzatore sono gli ossidi di ferro: su Marte, come sappiamo, ce ne sono in quantità. E'un processo ben noto, lo applicano anche le industrie che fabbricano formaldeide".
"In più - dice Formisano - c'è un interessante esperimento fatto da ricercatori tedeschi che hanno simulato l'ambiente marziano. Mettendo insieme acqua assorbita nel terreno, ossidi di ferro e metano sotto raggi ultravioletti, hanno ottenuto formaldeide. l'ampia superficie reattiva dell'acqua assorbita e gli ossidi di ferro rendono il processo molto efficace. Ma è sufficiente a spiegare i dati ottenuti? Su Marte il ricambio di metano è di circa 150 tonnellate all'anno, e questo gas va distrutto in 300 anni. La formaldeide invece dura solo 7 ore. Quindi, per giustificare la quantità di formaldeide trovata, occorre un enorme quantità di metano: 2 milioni e mezzo di tonnellate all'anno. La normale attività geologica può rendere conto, come ho scritto in un articolo su "Science", di una quantità di 25 volte inferiore. Quindi, se le cose stanno davvero così, rimane solo la spiegazione biologica".
Ma Formisano è prudente: "Finchè su Marte non andranno robot forniti di trivelle e finchè scavando non si troveranno i batteri produttori di metano, non dirò che su Marte abbiamo scoperto la vita. Mi limito a dire che questo scenario biochimico è coerente con i dati raccolti ed è confermato dall'esperimento dei colleghi tedeschi".

Intervista
di Piero Bianucci

La Stampa, 18 febbraio 2005