ROMA - Una gigantesca struttura di forma quasi circolare, che sembra accogliere un ghiacciaio, sepolta nella regione di Chryse Planitia a 700 metri sotto la superficie di Marte. E nei dintorni del polo nord marziano, uno strato spesso addirittura un chilometro di ghiaccio puro e antichissimo.
A scoprirli, osservando direttamente per la prima volta nelle viscere del Pianeta Rosso, è stato uno strumento italiano, il radar a bassa frequenza Marsis, realizzato per l'Agenzia spaziale italiana (Asi) da Giovanni Picardi, dell'Università "La Sapienza" di Roma, e che si trova a bordo della sonda europea Mars Express. La scoperta, insieme agli altri risultati raggiunti finora dalla missione dell'Agenzia spaziale europea Esa, in orbita intorno a Marte dal Natale 2003, è pubblicata oggi sulla rivista americana Science e presentata ieri a Parigi nel corso d'una conferenza stampa nel quartier generale dell'Esa.
E' la prima volta nella storia dell'esplorazione umana di Marte che l'"occhio" di uno strumento terrestre riesce a penetrare nelle profondità della superficie del pianeta (il più osservato dei corpi celesti), riportando informazioni dirette di ciò che si nasconde al suo interno. Finora, il sottosuolo marziano era un territorio ignoto, di cui si poteva dedurre qualcosa più che altro incrociando i dati geologici raccolti in superficie. Ma grazie al radar italiano, uno strumento assolutamente innovativo che sfrutta una tecnica molto simile a quella usata sulla Terra per individuare i giacimenti petroliferi, oggi l'esplorazione di Marte ha finalmente acquistato una dimensione in più: dopo l'atmosfera e la superficie, ora tocca alle profondità del pianeta. Dove "esistono cose inimmaginabili", come ha commentato entusiasta il responsabile Esa per l'esplorazione del sistema solare, Marcello Coradini, secondo il quale "quella annunciata oggi è una scoperta che apre nuovi risvolti nella storia geologica di Marte".
Il primo, straordinario risultato è la conferma diretta che nel sottosuolo del pianeta, e ben al di sotto della superficie, sono sepolte grandi quantità di ghiaccio. Ma si tratta solo di un inizio, dei primissimi dati raccolti da Marsis, che ha cominciato a funzionare solamente in luglio, e il cui vero obiettivo è scoprire se, e dove, si nascondono depositi d'acqua allo stato liquido: laghi, o addirittura oceani d'acqua sotterranei. Il radar italiano compie le sue osservazioni penetrando con i segnali radio fino alla spettacolare profondità di 5 chilometri al di sotto della superficie, e caratterizza la struttura del sottosuolo, distinguendo tra i diversi tipi di terreno, attraverso l'analisi dell'eco di riflessione delle onde radio. Convertiti in forma digitale, questi segnali, produrranno una mappa che descriverà la distribuzione dell'acqua e del ghiaccio nel sottosuolo di Marte, rispondendo ad alcuni interrogativi fondamentali sulla storia di un pianeta che la recente ondata di scoperte ci sta rivelando ricco di una grande diversità ambientale. Un pianeta, che almeno nel remoto passato, ha conosciuto un'attività vulcanica imponente e complessa, dove ai deserti sconfinati che in parte vediamo ancor oggi si sono alternate pianure costellate di laghi, e dove tuttora il ghiaccio d'acqua affiora in superficie.
Una conferma di questa straordinaria vivacità arriva dalla scoperta di un altro dei 7 strumenti a bordo della sonda Mars Express, lo spettrometro francese Omega, che ha individuato in superficie due classi di minerali, fillosilicati e solfati idrati. La loro presenza, hanno spiegato a Parigi, indica che circa 3,8 miliardi di anni fa, sul Pianeta Rosso c'erano grandi quantità di acqua allo stato liquido. Secondo i ricercatori, questo significa che Marte ha attraversato due grandi periodi climatici, uno più antico e con un ambiente umido, e l'altro caratterizzato da un ambiente più acido. Nel primo di questi periodi, detto Noachiano, durato fino a circa 3 miliardi e mezzo di anni fa, il clima doveva essere relativamente caldo. Certamente molto più degli attuali 55 gradi sotto zero che sono la temperatura media di Marte. E forse abbastanza da aver consentito lo sviluppo di qualche forma di vita.
Claudia Di Giorgio
La Repubblica, 1° dicembre 2005